Piemonte al voto: finisce 2 a 1 per il centrosinistra, ma il vero vincitore è l’astensione

Affluenza giù di nove punti. Moncalieri resta al Pd, Venaria al centrodestra. Trecate e Valenza ancora aperte.

Marco Cortese 26/05/2026
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Il centrosinistra chiude in vantaggio la tornata delle amministrative piemontesi, ma il quadro che esce dalle urne è meno netto di quanto possa sembrare. Due comuni conquistati contro uno dal centrodestra nei principali centri sopra i 15 mila abitanti, con Trecate e Valenza ancora sospese verso il ballottaggio. Sullo sfondo pesa soprattutto il dato dell’affluenza: appena il 54,43% degli elettori si è recato alle urne, quasi nove punti in meno rispetto al 63,38% della precedente tornata.

Il voto ha coinvolto 79 comuni piemontesi, nessun capoluogo di provincia ma diverse realtà strategiche soprattutto nell’area metropolitana torinese e nel Novarese. A Moncalieri il centrosinistra mantiene il Comune con Lorenzo Mauro, volto nuovo chiamato a raccogliere l’eredità di Paolo Montagna, che non poteva ricandidarsi dopo due mandati. Mauro supera il centrodestra e consente al Partito Democratico di conservare una delle città più importanti della cintura sud di Torino.

Conferma anche ad Alpignano, dove Steven Palmieri ottiene il secondo mandato. Qui il centrosinistra consolida un’esperienza amministrativa già avviata negli ultimi anni, in un territorio storicamente contendibile.

Il centrodestra risponde invece con la riconferma di Fabio Giulivi a Venaria Reale. Una vittoria netta, arrivata già al primo turno, che nella coalizione di governo viene letta come un segnale politico che va oltre i confini cittadini.

«I venariesi hanno scelto di non interrompere il percorso virtuoso che ha dato alla città più servizi, maggiore efficienza nei trasporti e valorizzazione della vocazione turistica del territorio», ha commentato il consigliere regionale della Lega Andrea Cerutti.

Sulla stessa linea il senatore di Forza Italia Roberto Rosso, vicepresidente vicario del partito al Senato e segretario provinciale torinese degli azzurri, che collega il risultato di Venaria al quadro nazionale del centrodestra. «La straordinaria vittoria del centrodestra al primo turno a Venaria Reale è un segnale politico chiaro e incontrovertibile. I cittadini hanno premiato il buon governo, la serietà amministrativa e i risultati concreti raggiunti nella città della Reggia».

Rosso rivendica anche il peso crescente di Forza Italia all’interno della coalizione: «L’ottima performance di Forza Italia assume un valore particolarmente significativo. Dimostra ancora una volta quanto i cittadini si riconoscano nel nostro messaggio moderato, liberale e profondamente legato ai territori».

Poi l’affondo politico contro il centrosinistra: «Questo voto ristabilisce le gerarchie della realtà e smentisce la narrazione distorta della sinistra. Quando i cittadini devono scegliere da chi farsi governare, premiano credibilità, competenza e risultati. Il centrodestra governa, convince e vince».

Le vere incognite restano però Trecate e Valenza. Nel comune novarese il centrosinistra arriva avanti al primo turno con il 47,01%, contro il 44,20% del centrodestra. Ma la partita è tutt’altro che chiusa. A diventare decisivo potrebbe essere infatti il consenso raccolto dalla lista sostenuta da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sfiora il 9%.

Un risultato che conferma come, soprattutto nei territori periferici e nelle aree industriali in difficoltà, il voto identitario e sovranista continui a ritagliarsi spazi importanti anche fuori dai partiti tradizionali della coalizione di governo.

Scenario ancora più particolare a Valenza, in provincia di Alessandria, dove il centrodestra resta fuori dal ballottaggio. Qui la sfida finale sarà tra il centrista Luca Ballarini — avanti di circa quattro punti — e la candidata del centrosinistra Maria Maddalena Grava. Un risultato che fotografa una frammentazione politica sempre più evidente anche nei comuni medi piemontesi.

Nel Canavese, invece, prevale soprattutto la continuità amministrativa. A Castellamonte il sindaco uscente Pasquale Mazza ottiene una riconferma larga, oltre il 72% dei voti. Netto anche il risultato di Walter Sandretto a Valperga, vicino al 60%.

Cambio di guida invece a San Giusto Canavese, dove la sindaca uscente Giosi Boggio viene sconfitta dall’ex assessore Domenico Galati. A Chiesanuova quasi un plebiscito per Davide Trettene, che supera il 97% delle preferenze. A Castelnuovo Nigra vittoria per Anna Maria Giachetti, mentre a Montalenghe l’avvocato Elio Guglielmino supera di misura l’ex sindaco Valerio Grosso.

In diversi piccoli comuni — Samone, Torre Canavese e Parella — era presente una sola lista. Un fenomeno sempre più frequente nei centri minori italiani e piemontesi, dove cresce la difficoltà nel costruire alternative amministrative e nel coinvolgere nuovi candidati.

Sul voto è intervenuto anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che ha posto l’attenzione soprattutto sul tema dei sondaggi politici, spesso smentiti dai risultati reali delle urne.

«Le elezioni amministrative hanno dinamiche molto locali e diventa difficile trarne indicazioni nazionali», ha osservato durante la sua diretta radiofonica del martedì. Poi l’affondo: «Mi colpisce l’incapacità quasi totale di prevedere i risultati da parte delle aziende che fanno i sondaggi politici».

Lo Russo punta il dito soprattutto sul numero delle mancate risposte: «C’è un dato che viene poco evidenziato, cioè i rifiuti e le non risposte. Normalmente sono tre o quattro volte superiori a quelli che rispondono. Questo secondo me dice molto sull’affidabilità dei sondaggi».

Il dato politico più evidente, alla fine, resta probabilmente proprio l’astensione. Un calo diffuso che conferma una tendenza nazionale ormai consolidata. Secondo gli ultimi report del Ministero dell’Interno e dell’Istituto Cattaneo, nelle elezioni amministrative italiane l’affluenza continua a diminuire soprattutto nei comuni medi e piccoli, dove pesa una crescente distanza tra cittadini e politica locale.

In Piemonte il fenomeno appare ormai strutturale. E anche in una tornata senza grandi città coinvolte, il messaggio che arriva dalle urne sembra chiaro: gli equilibri politici restano fluidi, ma a vincere davvero, ancora una volta, è soprattutto il partito del non voto.

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