«Continuiamo a pregare per le popolazioni che soffrono a causa della guerra - la martoriata Palestina, Israele, Libano, la martoriata Ucraina, Sudan, Myanmar e tutte le altre - e invochiamo per tutti il dono della pace». Nella recita dell'Angelus, Papa Francesco rinnova l'appello alla preghiera per i Paesi in guerra e rivolge il suo saluto ai fedeli accorsi per «onorare» i nuovi santi appena canonizzati.
In particolare i fedeli maroniti, e i «missionari e le missionarie della Consolata», l'istituzione fondata da san Giuseppe Allamano, rispettivamente nel 1901 e nel 1910. Il miracolo di Giuseppe Allamano consiste in una guarigione, attribuita alla sua intercessione, di Sorino Yanomami, indigeno della foresta amazzonica, che il 7 febbraio 1996 fu aggredito da un giaguaro. Trasportato in ospedale, in condizioni critiche causate da una mortale ferita al cranio, ad assisterlo ci furono anche sei suore e un missionario della Consolata, che invocarono il beato Allamano, collocando una sua reliquia al capezzale del ferito. Yanomani si risvegliò dieci giorni dopo l’intervento, senza presentare esiti neurologici. Mesi dopo riprese la sua normale vita di abitante della foresta.
Francesco ricorda la presenza del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, oltre a quella di una «folta» delegazione ugandese accorsa per i 60 anni dalla canonizzazione dei martiri dell'Uganda.
La figura del nuovo santo originario di Castelnuovo d'Asti «ci ricorda la necessaria attenzione verso le popolazioni più fragili e più vulnerabili», afferma Francesco, facendo riferimento diretto al popolo Yanomami, originario della foresta amazzonica. Tra di loro, ricorda il Papa «è avvenuto proprio il miracolo legato alla canonizzazione odierna. Faccio appello alle autorità politiche e civili, affinchè assicurino la protezione di questi popoli e dei loro diritti fondamentali e contro ogni forma di sfruttamento della loro dignità e dei loro territori».