VALE milioni, ma solo in centro: la cultura di Lo Russo dimentica le periferie

Il nuovo polo del Valentino riapre il caso dell’ex Westinghouse. Fontana: «Grandi opere nel salotto buono, interventi a spot nei quartieri. Chi restituisce i 16,5 milioni spesi per la Bellini mai realizzata?»

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La nuova Biblioteca Centrale sarà il cuore di Vale, il polo culturale che metterà in rete il Valentino, il Teatro Nuovo, il Borgo Medievale, il futuro Campus del Politecnico, l’Orto Botanico e le sedi dell’Università di corso Massimo d’Azeglio. Un progetto ambizioso, destinato a ridisegnare una delle aree più prestigiose di Torino, ma che riapre anche il confronto sulle occasioni perdute, sulla concentrazione degli investimenti nel centro e sui 16,5 milioni di euro spesi per la Biblioteca Bellini mai costruita nell’area ex Westinghouse.

La nuova Centrale dovrebbe aprire entro la fine dell’anno negli spazi riqualificati di Torino Esposizioni. Avrà 1.400 sedute, una Sala Nervi da oltre 300 posti indicata come la più grande sala di lettura d’Europa, aree per famiglie, laboratori, collezioni storiche, spazi digitali, caffetteria e bookshop. Attorno alla biblioteca nascerà una programmazione permanente che coinvolgerà anche Biennale Democrazia, Salone del Libro, Torino Jazz Festival e MiTo.

Il sindaco Stefano Lo Russo presenta VALE come «uno dei più grandi progetti urbani della storia recente di Torino», fondato sull’alleanza tra Comune, atenei, fondazioni bancarie, istituzioni culturali e privati. Fondazione Crt ha stanziato 7 milioni; Compagnia di San Paolo investirà 24 milioni nel Borgo Medievale, oltre a circa 2 milioni l’anno per la gestione; il Politecnico impiegherà circa 50 milioni per il nuovo Campus.

Ma proprio la dimensione economica dell’operazione riporta alla memoria il progetto firmato da Mario Bellini per l’ex Westinghouse. «Nessuno mette in discussione la Biblioteca del Valentino – chiarisce Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia Torino –. È un progetto di valore e un’importante occasione per recuperare Torino Esposizioni. Ma non possiamo celebrare il presente cancellando uno degli scandali amministrativi più gravi della storia recente della città».

Il centro culturale Bellini avrebbe dovuto comprendere la Biblioteca civica e un teatro da 1.200 posti. Il costo complessivo arrivò a sfiorare i 200 milioni di euro, mentre 16,5 milioni furono spesi per studi e progettazione senza che il cantiere partisse. «Sedici milioni dei torinesi finiti in un progetto rimasto sulla carta: chi restituisce quei soldi alla città? Possibile che, davanti a decisioni di questa portata, gli amministratori locali non paghino mai, neppure politicamente?», attacca Fontana.

Il confronto non può sovrapporre voci differenti, ma gli ordini di grandezza sono comparabili. Per Biblioteca e Teatro Nuovo al Valentino la documentazione comunale ha indicato 71,8 milioni del Piano nazionale complementare, altri 50 milioni dell’articolo 42 del decreto legge 50/2022 e quasi 7 milioni provenienti da fondi precedenti: circa 129 milioni, ai quali si aggiungono i 7 milioni di Crt. Considerando l’intero sistema VALE, con il Borgo e il Campus universitario, gli investimenti superano ampiamente il valore attribuito alla vecchia opera di Bellini.

Si indebolisce così l’argomento storico secondo cui la biblioteca dell’ex Westinghouse non poteva essere realizzata perché troppo costosa. «Se oggi si sono trovate risorse di questa portata – osserva Fontana – è legittimo chiedere perché, quando si è aperta la stagione dei fondi complementari al Pnrr, non sia stata valutata pubblicamente la possibilità di riprendere quel progetto o riportare la Biblioteca Centrale nell’area per la quale Torino aveva già pagato 16,5 milioni di progettazione».

I finanziamenti assegnati al Valentino non erano un salvadanaio liberamente trasferibile. Il programma nazionale riguardava grandi infrastrutture e beni culturali pubblici e Torino Esposizioni, edificio comunale di valore storico, rispondeva pienamente a quei requisiti. Nel frattempo l’ex Westinghouse aveva cambiato destinazione ed era entrata in un’operazione urbanistica con soggetti privati. Ma per Fontana questo non cancella la responsabilità politica: «Non sosteniamo che bastasse spostare automaticamente i fondi. Chiediamo perché il Comune non abbia mai presentato ai torinesi una vera analisi comparativa e abbia considerato irrecuperabili milioni di euro di progettazione pagati con denaro pubblico. Occorre ricostruire pubblicamente incarichi, pagamenti, decisioni e responsabilità».

La polemica investe anche la geografia delle scelte. «L’amministrazione Lo Russo concentra quasi tutti i grandi interventi strutturali nel centro e nel salotto buono. Per le periferie si procede a spot, quando avanza qualche risorsa o arrivano fondi esterni destinati alla coesione. È la stessa logica del costosissimo 'lastricato d’oro' di via Roma», sostiene il segretario cittadino azzurro. «Si parla di prossimità, policentrismo e città dei 15 minuti, secondo il modello di Carlos Moreno, ma quando si investono davvero decine di milioni si torna sempre nelle stesse zone».

Resta poi il nodo della Biblioteca Alberto Geisser, nel vicino Parco Michelotti, riaperta nell’autunno del 2023 dopo quasi tre anni di lavori di ristrutturazione finanziati attraverso il Pon Metro. «Quale strategia impedirà che la nuova Centrale le sottragga utenti, attività e attenzione? Sarebbe paradossale avere appena riqualificato una biblioteca per poi svuotarla con un polo enormemente più forte nella stessa parte della città».

VALE promette di diventare una grande infrastruttura culturale europea. La sfida sarà dimostrare che non produrrà un’altra Torino a due velocità. «La città dei 15 minuti – conclude Fontana – senza servizi e investimenti strutturali distribuiti nei quartieri resta soltanto uno slogan. Torino non può concentrare tutto nel centro e lasciare alle periferie ciò che rimane. E sui 16,5 milioni della Biblioteca Bellini la città attende ancora una risposta».

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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