Novara: rimosso tumore ovarico da 15 chili

L’operazione è stata eseguita utilizzando una tecnica che ha consentito di mantenere la paziente sveglia

L’equipe medica che ha effettuatto l’operazione 21/07/2026
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Un intervento chirurgico di straordinaria complessità è stato eseguito con successo presso le sale  operatorie della SDCU Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara,  struttura diretta dal Professor Valentino Remorgida. L’équipe di ginecologi, guidata dalla  Professoressa Daniela Surico, coadiuvata dal dottor Michele Giana e dalle dottoresse in formazione  Agnese Volpicelli e Francesca Napoli, ha asportato un tumore ovarico dal peso record di 15  chilogrammi. L’operazione è stata eseguita utilizzando una tecnica innovativa che ha consentito di  mantenere la paziente sveglia per tutta la durata della procedura. 
La paziente, una donna di 66 anni, si era presentata nella struttura piemontese circa cinque  settimane prima, mostrando un massiccio incremento del volume addominale. L’esame TAC ha  rivelato la presenza di una tumefazione ovarica solido-cistica di circa 40 centimetri. La massa  occupava interamente la cavità addominale, comprimendo gli organi interni e i grandi vasi  sanguigni come la vena cava inferiore. 
A causa di questo severo effetto compressivo, la donna ha sviluppato una tromboembolia  polmonare che rendeva impossibile un intervento immediato. L’équipe della Medicina Interna 2,  diretta dal Professor Mauro Campanini, ha quindi somministrato una terapia mirata per risolvere la  trombosi, monitorando la paziente per individuare la finestra temporale ideale per il passaggio in  sala operatoria. 
Risolta la complicanza trombotica, l’induzione di un’anestesia generale avrebbe comunque  comportato rischi gravissimi, poiché avrebbe accentuato la pressione della massa sui grandi vasi  addominali. La Dr.ssa Francesca Bertoldo e gli anestesisti del polo materno-infantile guidati dalla  Dottoressa Raffaella Buscaglia hanno messo a punto una strategia clinica d’avanguardia: operare la  paziente da sveglia.
Attraverso il posizionamento di un catetere peridurale – simile a quello utilizzato per l’analgesia del  parto – è stata addormentata solo la parte inferiore del corpo. I chirurghi hanno quindi proceduto  con una tecnica minimamente invasiva: tramite un piccolo taglio hanno identificato la porzione  liquida della formazione e l’hanno svuotata con un ago speciale, progettato per evitare la  dispersione del liquido nell’addome. Una volta ridotto drasticamente il volume del tumore, i medici  hanno ampliato l’incisione per asportare la massa in totale sicurezza. 
La paziente è rimasta vigile e cosciente per tutte le 3 ore dell’intervento, interagendo  costantemente con l’équipe medica. Il decorso postoperatorio non ha presentato complicanze e la  donna è potuta tornare a casa dopo 8 giorni. 
I tumori ovarici colpiscono ogni anno oltre 5.400 donne in Italia (circa il 3% di tutte le neoplasie  femminili), configurandosi come il tumore ginecologico a maggiore letalità. Nell’80% dei casi la  diagnosi è tardiva: l’assenza di test di screening di massa efficaci e la presenza di sintomi iniziali  molto aspecifici (come gonfiore addominale persistente, sazietà precoce, stipsi e disturbi urinari)  portano spesso a confondere la malattia con banali problematiche gastroenterologiche, ritardando  l’intervento. Il successo di Novara rappresenta un esempio straordinario di come la sinergia  multidisciplinare possa superare i limiti clinici più complessi. 
«Questo intervento rappresenta la sintesi perfetta di ciò che la nostra struttura universitaria deve  saper fare: coniugare l’assistenza medica di altissimo livello con la formazione sul campo dei giovani  medici. Sono profondamente orgoglioso della prontezza e delle competenze dimostrate da tutta  l’équipe, e desidero ringraziare in modo particolare la professoressa Surico, responsabile della  Ginecologia Oncologica, che ha guidato con fermezza e lucidità un intervento chirurgico così  complesso e fuori dall’ordinario. Questo risultato conferma che l’Ospedale Maggiore della Carità di  Novara e l’Università del Piemonte Orientale sono un punto di riferimento nazionale per l’oncologia  ginecologica complessa”.», ha dichiarato il professor Remorgida.
«Il momento più delicato è stato la rimozione di tutte le aderenze che la massa aveva sviluppato con  gli organi vicini, in particolare la vescica e l’intestino. Inoltre, quando si asporta un tumore di queste  dimensioni, gli organi interni e i grandi vasi sanguigni subiscono un improvviso cambio di pressione  che può destabilizzare il cuore. È qui che si è vista la forza della nostra squadra: mentre noi chirurghi  liberavamo i tessuti con estrema delicatezza, gli anestesisti monitoravano ogni singolo battito in  tempo reale. Questo intervento dimostra che la chirurgia d’avanguardia non è mai l’opera di un  singolo, ma il risultato di una perfetta sincronia tra professionisti che uniscono le proprie  competenze per salvare una vita», sono state le parole della professoressa Surico.
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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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