Addio a Carlin Petrini, il visionario che cambiò il modo di pensare il cibo

Morto a 76 anni il fondatore di Slow Food. Il cordoglio della politica, delle associazioni e delle comunità del cibo

Eliana Puccio 22/05/2026
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La morte di Carlo Petrini lascia un vuoto che travalica i confini del Piemonte e dell’Italia. Fondatore di Slow Food, ideatore di Terra Madre e anima dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Carlin è stato molto più di un gastronomo o di un intellettuale del cibo: è stato un costruttore di comunità, un visionario capace di trasformare un’idea considerata utopica in un movimento globale.

Nella tarda serata di giovedì 21 maggio è morto nella sua casa di Bra, nel Cuneese, all’età di 76 anni. Con lui se ne va una delle figure che più hanno inciso sul modo contemporaneo di pensare l’alimentazione, la biodiversità, il rapporto tra uomo e terra. Attorno alla sua scomparsa si è raccolto un coro trasversale di cordoglio: istituzioni, politica, associazioni agricole, sindacati, amministratori locali e amici personali. Tutti accomunati dalla sensazione che con Carlin Petrini si chiuda una stagione irripetibile.

Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha ricordato come Petrini fosse «una voce unica, capace di parlare davvero al mondo partendo dalle nostre radici». Per il primo cittadino, ogni incontro con lui rappresentava «un’occasione per vedere le cose da un altro punto di vista». Lo Russo ha sottolineato anche il legame profondo tra Torino e le intuizioni di Petrini, dalle manifestazioni del Salone del Gusto fino a Terra Madre, eventi che hanno reso il capoluogo piemontese un centro internazionale del dibattito sul cibo e sulla sostenibilità.

Per il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, con la scomparsa di Petrini se ne va «un uomo straordinario che ha cambiato la cultura agricola del nostro Paese e del mondo intero». Cirio ha ricordato la sua capacità di insegnare che sostenibilità e rispetto della natura rappresentano prima di tutto un atto civico e umano, oltre che ambientale. E ancora: un pensatore mai banale, curioso del mondo e delle persone, capace di trasformare il Piemonte in un punto di riferimento internazionale dell’eccellenza agroalimentare grazie alle sue intuizioni.

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte Davide Nicco ha parlato invece di una figura che ha saputo portare nel mondo «i frutti e i valori più autentici» della terra piemontese. In una nota ha evidenziato come Slow Food, Terra Madre e l’Università di Pollenzo costituiscano un’eredità culturale e umana destinata a sopravvivere nel tempo, dentro le persone e le comunità che Petrini era riuscito a unire.

Più personale e carico di memoria il ricordo affidato ai social dal ministro della Difesa Guido Crosetto. «Il mondo ha perso un sognatore vero. Buon viaggio, Carlin», ha scritto, tornando con la memoria agli anni dell’Osteria Boccon Divino di Bra, quando Petrini non era ancora diventato il simbolo globale che sarebbe stato poi. Crosetto ha raccontato delle visite insieme tra ristoranti e cantine, delle discussioni in dialetto piemontese davanti a un bicchiere di vino e della malinconia degli ultimi anni, segnati dal tempo che passa e dalle vite diventate troppo veloci.

Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto l’Italia perde un grande innovatore che, prima di altri, ha saputo connettere le sfide globali dell’alimentazione con l’impegno per un’agricoltura di qualità e il rispetto dell’ambiente.

Dalla politica torinese è arrivato anche il messaggio del segretario metropolitano Pd Marcello Mazzù, che ha definito Petrini «uomo illuminato e grande ispiratore». Mazzù ha insistito sul valore politico del cibo secondo la lezione di Slow Food: scegliere cosa mangiare significa scegliere un modello di società, tutelare ambiente, lavoro agricolo e biodiversità.

Anche Marco Grimaldi di Avs ha voluto ricordarlo con parole intime e militanti: «Caro Carlo, non abbiamo avuto il tempo per un’ultima analisi di fase. Come sta la rivoluzione?». Nel suo messaggio pubblicato su Instagram lo ha descritto come un maestro e un compagno capace di custodire la speranza dentro la lotta per il diritto al cibo e alla felicità.

Il sindaco di Alba Alberto Gatto ha parlato di un uomo che aveva insegnato il valore delle radici, della loro cura e della forza necessaria per immaginare il futuro. Lo ha ricordato sorridente, sempre pronto al confronto con gli amministratori locali, definendolo «un uomo buono, pulito e giusto».

Cordoglio anche dal Parlamento. La senatrice Raffaella Paita lo ha definito «un grande italiano, un innovatore e un visionario», mentre la deputata Chiara Appendino ha sottolineato come Petrini avesse capito prima di tanti altri che il cibo non è mai soltanto cibo, ma identità, giustizia e comunità. «Chi semina utopia, raccoglie realtà», ha ricordato Appendino, spiegando che proprio questa frase sintetizzava la capacità di Carlin di rendere concreto il suo pensiero.

Dal mondo agricolo sono arrivati messaggi di rispetto e riconoscenza. Coldiretti ha parlato di una perdita per tutto il mondo agricolo italiano. Pur ricordando differenze di sensibilità e confronti anche duri nel corso degli anni, l’organizzazione ha riconosciuto a Petrini il merito di aver dedicato la vita alla difesa della biodiversità, delle tradizioni e delle comunità rurali.

Per Fai Cisl, invece, il suo impegno sociale e culturale resterà un esempio fondamentale per promuovere un sistema agroalimentare rispettoso del lavoro, dell’ambiente e dei territori.

Tra i ricordi più toccanti c’è quello di don Luigi Ciotti. Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ha definito Petrini «un grande amico», colpito soprattutto dalla sua capacità di andare controvento, elaborando una filosofia della lentezza e della prossimità proprio negli anni dell’esplosione della globalizzazione e del consumo rapido. Secondo Ciotti, la sua idea di cibo come nutrimento del corpo ma anche delle relazioni umane possedeva una dimensione profondamente spirituale.

Anche il gruppo regionale del Partito Democratico piemontese ha ricordato il fondatore di Slow Food come «un maestro, un visionario e una figura di rilievo globale». Nella nota si sottolinea come Petrini sia riuscito a trasformare Torino in una capitale internazionale dell’agricoltura sostenibile, grazie a eventi diventati simbolici come Terra Madre e il Salone del Gusto.

Resta l’eredità di un uomo che partendo da Bra ha parlato al pianeta intero. Un uomo che ha insegnato che il cibo non è soltanto consumo, ma cultura, relazione, politica e futuro. E che forse davvero, come ripeteva spesso, chi semina utopia può ancora raccogliere realtà.

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