Artisti alla loro prima esperienza in Italia, nuove voci della scena internazionale e una programmazione concentrata in tredici giorni. Dal 6 al 18 ottobre torna il Festival delle Colline Torinesi, giunto alla 31ª edizione, con una novità anche alla guida: la condirezione di Isabella Lagattolla e Federica Rosellini. Due generazioni unite dall’interesse per la creazione contemporanea, chiamate a costruire un programma che attraversa teatro, danza, performance e arti visive.
Il calendario riunisce 19 lavori e 11 prime nazionali, distribuiti tra il Teatro Astra, la Fondazione Merz e il Coro di Santa Pelagia. In programma anche appuntamenti al Cinema Massimo e alla Mediateca Rai Dino Villani. La formula si concentra in meno di due settimane: un tempo breve e fitto, pensato per mettere in dialogo linguaggi e provenienze diverse. Accanto agli spettacoli sono previste masterclass, incontri e proiezioni.
Ad aprire il Festival, il 6 e 7 ottobre alla Fondazione Merz, è Romeo Castellucci con Credere alle maschere. La performance mette al centro il rapporto fra immagine e legge, la violenza del linguaggio e la responsabilità collettiva, ricorrendo a due figure iconiche: una maschera e un’opera di Andy Warhol. La riflessione sullo sguardo e sulla rappresentazione prosegue nel percorso delle masterclass, intitolato After the crash, che accosta Warhol all’artista sudafricana Mmakgabo Helen Sebidi per interrogare ciò che resta dopo un trauma e le forme che possono nascere da una frattura.
Dall’8 ottobre il Teatro Astra ospita il focus dedicato alla brasiliana Janaina Leite, artista e ricercatrice che arriva per la prima volta in Italia. In Stabat Mater, in scena l’8 e 9 ottobre, lavora con la madre e un pornoattore mascherato, intrecciando autobiografia, corpo e rappresentazione. Il percorso comprende anche Deeper One, esperienza immersiva per un solo spettatore sospesa tra presenza e realtà virtuale, e The Material and Immaterial Body in Its Borderlines, dedicato alla ricerca sul corpo materiale e immateriale.
Il 10 ottobre la Fondazione Merz accoglie il dittico di Industria Indipendente, collettivo formato da Erica Galli e Martina Ruggeri: Quixote / Dammi i brividi – ma non per la paura e Quixote / A rose is not a rose. Il progetto, presentato per la prima volta in Italia nella sua forma completa, rilegge Don Chisciotte e la scrittrice Kathy Acker, con Anna Maria Ajmone in scena e Silvia Calderoni in video. Nella stessa giornata Sara Leghissa presenta Muscles [Public Literature], una riflessione sul corpo come spazio politico e la palestra come campo di confronto queer.
Dalla Svizzera arriva Schoß Company, che unisce musica, voce, elettronica e performance visiva. L’11 ottobre presenta Personne ne ramasse ma langue, un’incantazione a due voci costruita attraverso testi poetici, e Mon corps n’obéit plus, prima italiana: un lavoro in cui sensori trasformano il corpo in un’interfaccia capace di captare e disturbare.
La seconda parte del Festival si apre il 12 ottobre con Ex Silens + Niranthea di Marco Donnarumma, prima italiana che mette in relazione corpo, suono e tecnologia e affronta la sordità come diversa esperienza percettiva. Il giorno seguente Francesca Grilli propone Sparks, performance partecipativa in cui la lettura della mano rovescia il rapporto fra adulti e bambini, affidando all’infanzia il ruolo di guida e custode di visioni. Sempre il 13 ottobre i madalena reversa si confrontano con la composizione di Olivier Messiaen Pour la fin du temps, in un’anteprima che lavora su luce e suono.
Il 14 ottobre Margherita Pevere porta in prima italiana Lament, installazione e performance sulle conseguenze ecologiche degli incendi e sul lutto che coinvolge anche ciò che non è umano. Il 15 arriva Asteroide di Marco D’Agostin, Premio Ubu per la danza 2025: tra danza, teatro e parola, un misterioso paleontologo accompagna il pubblico, con ironia, fra ossa, estinzioni e materia cosmica.
Il 16 ottobre la scena si sposta tra la crisi climatica e la memoria dei conflitti. I berlinesi Flinn Works presentano Carbon Negative, prima italiana tra laboratorio e performance che invita il pubblico a interrogarsi sui crediti di carbonio e sulle possibili risposte alla crisi ambientale. Nella stessa giornata il poeta e performer libanese Hashem Hashem porta The Sound that Remains: scrittura poetica e sound design ricostruiscono un paesaggio di ferite e memorie, dall’esplosione del porto di Beirut del 2020 alle guerre più recenti.
A chiudere il Festival, il 17 e 18 ottobre al Teatro Astra, è il focus sulla coreografa e danzatrice catalana Núria Guiu Sagarra, anche lei per la prima volta in Italia. In Supermedium, otto corpi femminili o non binari agiscono come medium, attraversati da movimenti provenienti da tempi e contesti differenti. POV esplora invece il corpo come archivio vivente, abitato da immagini, gesti e immaginari reali o fittizi.
Completano il programma quattro proiezioni e un calendario di masterclass condotte da artisti e artiste del Festival. Una proposta che invita a seguire le trasformazioni del corpo, della memoria e dell’ambiente attraverso forme sceniche diverse, e porta a Torino lavori che per molti interpreti e autori segnano il loro debutto davanti al pubblico italiano.
Nota redazionale: ho integrato i dati sul numero di lavori, sulle prime nazionali, sulle sedi e sugli appuntamenti collaterali, verificandoli sul programma ufficiale del TPE e sulle schede delle sedi. Il Festival si svolge dal 6 al 18 ottobre.