Un giovane albero, una pala affondata nella terra e un viale simbolo della città. È da corso Re Umberto che Torino ha scelto di lanciare una delle sue scommesse più ambiziose sul futuro: restituire nuova vita alle alberate storiche, rendendole non soltanto più belle, ma anche più utili per la salute di cittadini e cittadine.
La piantumazione simbolica ha segnato l’avvio ufficiale del progetto 'Torino cresce nel verde e nella salute', nato dalla collaborazione tra Comune di Torino, Asl Città di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo.
Per chi vive sotto la Mole, i grandi viali alberati sono molto più di un elemento di arredo urbano. Disegnano la città, accompagnano i suoi corsi storici e rappresentano una delle immagini più riconoscibili del capoluogo piemontese. Un patrimonio che oggi conta oltre 60 mila alberi distribuiti lungo circa 300 chilometri di filari, ma che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, dell’invecchiamento delle piante e delle inevitabili perdite.
Da qui nasce un progetto che punta a colmare le cosiddette 'fallanze', gli spazi lasciati vuoti dagli alberi abbattuti o mai sostituiti. Dopo un censimento accurato sono state individuate 55 alberate distribuite in tutte le Circoscrizioni cittadine, scegliendo le situazioni più critiche sia per numero di piante mancanti sia per l’importanza dei viali interessati. L’obiettivo è mettere a dimora circa 2.800 nuovi alberi nell’arco di tre anni.
Una parte del lavoro è già realtà. Nelle ultime settimane sono comparsi nuovi alberi lungo corso Francia, corso Lecce, corso Potenza, corso Tazzoli e in piazza Sofia. Dopo l’estate il programma riprenderà con altri seicento esemplari destinati a via Sospello, corso Re Umberto, viale Dogali, corso San Maurizio, corso Corsica, corso Cosenza, via Biglieri e nuovamente corso Tazzoli.
«Con 20 metri quadrati di verde pubblico pro capite, Torino è una delle città italiane più verdi. Investire nel verde urbano significa valorizzare questo patrimonio, ma anche contribuire a mitigare le ondate di calore e restituire spazi di socialità», ha ricordato il sindaco del Comune di Torino, Stefano Lo Russo. «Questo progetto guarda al ripristino di una delle caratteristiche peculiari della nostra città, i suoi viali alberati storici. Vogliamo costruire una Torino sempre più verde e resiliente, valorizzando gli alberi come infrastruttura ambientale e sociale capace di migliorare il benessere di tutti».
Ma non sarà un semplice intervento di sostituzione. Dove negli ultimi decenni alcune specie hanno mostrato difficoltà ad adattarsi al nuovo clima entreranno in scena alberi più resistenti alle temperature elevate e ai periodi di siccità. Compariranno così il nocciolo di Costantinopoli, il pero da fiore, il liquidambar, l’albero delle lanterne cinesi e l’albero pagoda, già sperimentati con successo in altre zone della città. Nei viali storici e sottoposti a tutela, invece, saranno mantenute le specie originarie per preservarne l’identità paesaggistica.
Accanto alle nuove piantumazioni verranno eseguiti anche interventi meno visibili ma altrettanto importanti: sostituzione del terreno nelle aiuole, utilizzo di substrati più performanti e sistemi di protezione dei tronchi dagli urti del traffico. Una manutenzione preventiva pensata per garantire alle nuove piante condizioni migliori rispetto al passato.
La vera novità del progetto, però, è il legame stretto tra ambiente e salute pubblica. Grazie alla collaborazione con l’Asl Città di Torino, le alberate diventeranno un laboratorio diffuso a cielo aperto. Attraverso sistemi di monitoraggio tecnologico saranno raccolti dati per valutare in modo scientifico gli effetti del verde urbano sulla qualità dell’aria, sulla riduzione del rumore, sulla mitigazione delle isole di calore e sul benessere psicofisico della popolazione.
«I viali alberati storici sono veri determinanti di salute», ha spiegato il direttore generale dell’ASL Città di Torino, Carlo Picco. «Incidono direttamente sulla qualità dell’aria, consentono di mitigare i picchi di calore e di ridurre il rumore. Con questo progetto uniamo dati ambientali e sanitari per misurare in modo oggettivo quanto il verde possa migliorare la vita delle persone e orientare politiche di prevenzione sempre più efficaci».
Per la Fondazione Compagnia di San Paolo, che sostiene economicamente il progetto, si tratta di un investimento destinato a lasciare un segno duraturo. «Restituire alla città un patrimonio arboreo vivo, misurandone anche i benefici sulla salute e sulla qualità della vita, è un atto concreto di impegno per il bene comune e per le generazioni future», ha sottolineato il presidente Marco Gilli. Il segretario generale Alberto Anfossi ha invece evidenziato il valore della manutenzione programmata: «Il valore aggiunto dell’iniziativa sarà un programma di monitoraggio e manutenzione preventiva tecnologicamente all’avanguardia, capace di rendere duraturo nel tempo l’intervento di piantumazione».
Anche l’assessore al Verde Francesco Tresso ha richiamato il significato dell’operazione: «Le alberate sono uno degli elementi che caratterizzano il paesaggio urbano di Torino. Non rappresentano soltanto un valore storico e ornamentale, ma sono una risorsa fondamentale per affrontare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria e rendere la città più vivibile. Grazie alla collaborazione con l’Asl potremo anche raccontare, dati alla mano, quanto un patrimonio arboreo sano incida concretamente sulla qualità della vita dei cittadini».
L’investimento complessivo sfiora i 2,5 milioni di euro nel periodo 2026-2030. Ma il risultato più importante non si misurerà soltanto nel numero degli alberi piantati. Si vedrà tra qualche anno, quando quei giovani tronchi diventeranno chiome capaci di fare ombra nelle estati sempre più torride, assorbire parte dello smog e restituire ai torinesi uno dei tratti più distintivi della loro città: i grandi viali alberati che, da sempre, accompagnano la vita quotidiana di Torino.