Stefano Esposito torna a parlare della vicenda giudiziaria che lo coinvolse e punta il dito contro Report e il metodo utilizzato dalla trasmissione di Rai3 per raccontarla. L’ex senatore del Partito democratico, già assessore ai Trasporti del Comune di Roma nella giunta Marino, affida a un post su Facebook e a un video la ricostruzione di quanto avvenne nel 2019, quando una troupe del programma arrivò a Torino per intervistarlo.
«Uno spaccato del Metodo #Report vissuto sulla mia pelle», scrive Esposito, accusando la trasmissione di avere costruito il racconto attraverso «insinuazioni», riferimenti alla criminalità organizzata e un montaggio dell’intervista che, a suo giudizio, sarebbe stato realizzato per farlo apparire «sospetto e in difficoltà».
Al centro delle contestazioni dell’ex parlamentare c’è soprattutto la disponibilità da parte dei giornalisti di informazioni relative all’indagine che, sostiene Esposito, lui stesso avrebbe potuto conoscere soltanto molto tempo dopo.
«Nel 2019 una troupe di Report venne a Torino per chiedermi conto di elementi di indagine nei miei confronti», ricostruisce nel video. Informazioni delle quali, secondo l’ex senatore, sarebbe entrato personalmente in possesso soltanto alla fine del 2020, quando le indagini divennero pubbliche. Da qui la domanda su come la redazione ne fosse venuta a conoscenza e la critica al modo in cui venne confezionato il servizio.
Esposito parla di «insinuazioni» e di «una spruzzata di mafia» e ricorda in particolare un minuto e venti secondi di intervista che, sostiene, avrebbero avuto conseguenze profonde sulla sua vita personale e pubblica.
L’attacco assume quindi un tono soprattutto personale. Rivolgendosi direttamente al conduttore Sigfrido Ranucci, l’ex parlamentare racconta le ripercussioni che quella vicenda ebbe sulle persone che gli stavano accanto. «Quel video ha fatto soffrire mia madre, mio padre, i miei figli, mia moglie, i miei amici», afferma.
Esposito sostiene inoltre di avere atteso, una volta concluso il percorso giudiziario, un nuovo intervento della trasmissione che desse conto dell’esito della vicenda. Un servizio che, secondo quanto racconta, non sarebbe mai arrivato. «Ho aspettato invano che, quando le indagini si sono concluse, i processi si sono conclusi con un nulla di fatto, tu facessi un servizio riparatore per dire che avevi sbagliato», afferma rivolgendosi ancora a Ranucci.
Il post si chiude con un riferimento ai figli del giornalista. Esposito esprime loro solidarietà per il «momento difficile», ma accompagna l’abbraccio con un messaggio polemico: «Auguro loro di non dover mai essere tra le innumerevoli vittime di questo “Metodo”».
E nel video ribadisce il concetto direttamente al conduttore: «Abbraccio tanto i tuoi figli, di cui ti sei lamentato per la loro sofferenza, ma ricordati tanto della sofferenza di tanti altri».
Una presa di posizione durissima con la quale Esposito, a distanza di anni, riporta al centro non soltanto la propria vicenda, ma il tema più generale del rapporto fra inchiesta giornalistica, indagini giudiziarie e conseguenze personali per chi finisce sotto i riflettori mediatici.