Song Dong porta al Mao la memoria degli oggetti quotidiani

Oltre 10mila reperti di una storia familiare al centro di 'Sold Out', prima mostra personale dell'artista cinese

Eliana Puccio 22/10/2026
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Dal 23 ottobre 2026 al 27 giugno 2027 il Mao Museo d’Arte Orientale di Torino ospita ‘Song Dong. Soul Out’, prima mostra personale in Italia dedicata all’artista cinese. Curata da Li Zhenhua e Davide Quadrio, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci e la consulenza scientifica di Manuela Lietti, l’esposizione attraversa oltre trent’anni di ricerca e coinvolge gli spazi del museo, mettendo le opere in dialogo con le collezioni permanenti e con l’architettura di Palazzo Mazzonis.

Installazioni, fotografie e video di performance compongono un percorso in cui la vicenda personale dell’artista si intreccia con la storia collettiva e con i cambiamenti della Cina contemporanea. Al centro della pratica di Song Dong, nato a Pechino nel 1966, ci sono il tempo, la memoria e l’impermanenza: temi esplorati attraverso gesti essenziali, ripetizioni e trasformazioni di materiali comuni. La sua ricerca guarda alla filosofia taoista di Laozi e Zhuangzi, ai concetti di fluidità e non-azione, e si lascia influenzare dal pensiero Zen. Al tempo stesso, dialoga con esperienze artistiche diverse, dall’Arte Povera al Mono-Ha giapponese, dal Minimalismo all’Arte Concettuale.

L’ingresso alla mostra è affidato a ‘Believe’, installazione luminosa adattata agli ambienti del Mao. Una cascata di luce rossa introduce i visitatori a un’esperienza immersiva e sensoriale, mentre un gioco di parole invita a riflettere sulla fiducia. L’opera mette in scena il rapporto con gli altri e con sé stessi, suggerendo quanto facilmente la fiducia possa trasformarsi in diffidenza.

Il nucleo più imponente è ‘Waste Not’, presentata per la prima volta in Italia dopo le tappe al Barbican Centre di Londra, al MoMA di New York, alla Kunsthalle Düsseldorf e alla Vancouver Art Gallery. L’installazione riunisce oltre 10.000 oggetti appartenuti alla madre dell’artista, Zhao Xiangyuan, insieme alla struttura in legno della casa di famiglia. Bottoni, recipienti, abiti, giocattoli, sedie, vecchie riviste, telefoni, scatole di medicinali e molti altri oggetti d’uso quotidiano diventano parte di un archivio domestico fuori scala.

La raccolta, alimentata dalla madre dopo la morte del marito nel 2002, restituisce una storia familiare e insieme solleva domande sul consumo, sulla produzione e sul valore attribuito alle cose. Oggetti che avrebbero potuto essere scartati diventano testimonianze di una vita: conservano abitudini, affetti e ricordi, ma raccontano anche il bisogno di accumulare e il modo in cui le trasformazioni sociali entrano nelle case. Accanto a ‘Waste Not’, ‘Touching My Father’ e ‘My Daughter is my Four Seasons’ affrontano i legami familiari attraverso opere dedicate al padre e alla figlia dell’artista.

La dimensione collettiva prende forma soprattutto in ‘Borrow Light’, installazione partecipativa allestita nel Salone Mazzonis. Presentata alla Biennale di San Paolo nel 2025, l’opera è composta da centinaia di lampade prestate dai cittadini dopo un appello lanciato dal museo nel maggio 2026. Luci, specchi e riflessi trasformano la sala in uno spazio percettivo che richiama le case degli specchi dei luna park e il feng shui. Ogni lampada entra nella composizione e porta con sé una traccia della storia di chi l’ha affidata al museo. L’opera diventa così un luogo costruito attraverso la partecipazione, in cui le esperienze individuali contribuiscono a una forma condivisa.

La mostra sarà accompagnata da ‘Evolving Soundscapes’, programma di musica e performance curato da Chiara Lee e Freddie Murphy, oltre che da conferenze, proiezioni, laboratori e attività didattiche. È previsto anche un catalogo bilingue, in italiano e inglese, con saggi, testi del gruppo curatoriale e un approfondimento delle opere.

Dal 23 ottobre il Mao presenta inoltre ‘Made in China’, nuovo riallestimento della collezione funeraria cinese curato da Laura Vigo. Oltre 140 reperti, dal Neolitico alla dinastia Tang, saranno proposti attraverso colori rinnovati, teche specchianti e strumenti digitali. Ceramiche, bronzi e oggetti funerari saranno raccontati in relazione alle persone, ai rituali e ai gesti che ne accompagnavano la creazione e l’uso. Il percorso includerà contenuti accessibili in Lingua dei Segni Italiana, come anche i materiali audiovisivi della mostra di Song Dong.

Il nuovo allestimento prosegue la ricerca del museo su come rileggere le collezioni permanenti attraverso il confronto con l’arte contemporanea, dopo la mostra dedicata a Chiharu Shiota. «La progettazione espositiva del Mao emerge come processo di lunga durata, fondato su reti relazionali e negoziazioni istituzionali», afferma il direttore Davide Quadrio. «La mostra si sviluppa come un ritratto espanso dell’artista: le sue opere si distribuiscono negli spazi del museo come presenze in dialogo costante con le collezioni permanenti, contribuendo a definire il Mao come un organismo vivo, in continua trasformazione e relazione con il pubblico».

Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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