Economia sociale, in Piemonte vale 2,1 miliardi e cresce l’occupazione

A Torino il confronto tra istituzioni e Terzo settore sul futuro del Piano nazionale e sul ruolo strategico dei territori

Loredana Polito 26/05/2026
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L’economia sociale non è più considerata un settore marginale o esclusivamente assistenziale, ma una componente strutturale dello sviluppo economico e della coesione territoriale. È questo il messaggio emerso dall’incontro “L’economia sociale come leva di sviluppo e di coesione dei territori”, ospitato lunedì al Salone d’Onore della Fondazione CRT di Torino e promosso da Fondazione Terzjus, Unioncamere Piemonte e Fondazione CRT. Un confronto che ha riunito istituzioni, sistema camerale, cooperative e Terzo settore per fare il punto sul ruolo strategico dell’economia sociale in Piemonte e Valle d’Aosta e sul percorso verso il Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale.

All’evento ha partecipato anche il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano, in una fase considerata decisiva per la definizione degli strumenti di attuazione e monitoraggio delle future politiche nazionali.

I numeri raccontano una realtà che in Piemonte ha ormai un peso economico e occupazionale rilevante. Secondo i dati presentati durante l’incontro, nel 2022 tra Piemonte e Valle d’Aosta si contavano 32.605 enti dell’economia sociale tra istituzioni non profit e imprese cooperative, pari all’8,3% del totale nazionale. Gli addetti superano quota 104 mila, con un’incidenza del 7,2% sull’occupazione privata piemontese e del 7,9% in Valle d’Aosta.

A colpire è anche la diffusione territoriale del fenomeno: il Piemonte registra 73,2 enti dell’economia sociale ogni 10 mila abitanti, mentre la Valle d’Aosta raggiunge quota 119. Un tessuto sostenuto inoltre da oltre 428 mila volontari attivi nei due territori, segno di una partecipazione civica ancora molto radicata.

Torino si conferma uno dei poli principali di questo ecosistema. Nel capoluogo piemontese operano alcune delle più grandi cooperative sociali italiane e numerose realtà del Terzo settore attive nei servizi socioassistenziali, nell’inclusione lavorativa, nella cultura e nell’innovazione sociale. Negli ultimi anni il territorio torinese è diventato anche un laboratorio di sperimentazione su housing sociale, comunità energetiche e rigenerazione urbana, ambiti che il futuro Piano nazionale considera strategici.

Il quadro piemontese si inserisce in una crescita più ampia registrata a livello nazionale. Secondo gli ultimi dati Istat sul non profit, in Italia operano oltre 360 mila istituzioni non profit, con più di 920 mila dipendenti e circa 4,6 milioni di volontari. Parallelamente, il rapporto Euricse sulla cooperazione evidenzia come le cooperative sociali abbiano continuato a crescere anche negli anni segnati dalla crisi economica e pandemica.

I dati illustrati durante l’incontro confermano questa tendenza anche in Piemonte e Valle d’Aosta. Tra il 2014 e il 2023 gli addetti delle cooperative sociali sono passati da circa 41.200 a 47.200, con quasi 6 mila occupati in più. Un andamento opposto rispetto alle altre cooperative, che nello stesso periodo hanno perso oltre 12 mila addetti.

Significativo anche il peso economico del comparto. Le imprese sociali piemontesi e valdostane che hanno presentato i bilanci 2024 e 2025 generano infatti un valore della produzione pari a 2,1 miliardi di euro, corrispondente al 10% del totale nazionale. Il valore aggiunto medio per ente raggiunge circa 1,6 milioni di euro, quasi il doppio della media italiana.

Durante il confronto si è parlato anche delle criticità ancora aperte. Una delle principali riguarda il mancato coordinamento tra il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore e il Registro delle Attività Sportive Dilettantistiche. Nonostante in Piemonte e Valle d’Aosta siano presenti quasi 8.900 enti sportivi dilettantistici, solo il 3,1% delle Asd e Ssd piemontesi risulta iscritto anche al RUNTS. In Valle d’Aosta la percentuale scende addirittura allo 0,5%.

Al centro dell’incontro c’è stato poi il Piano Nazionale per l’Economia Sociale, nato nel solco del Piano d’Azione europeo del 2021 e della Raccomandazione approvata dal Consiglio dell’Unione europea nel 2023. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato una prima versione del Piano nell’ottobre 2025 e l’iter di approvazione definitiva è ormai alle battute finali.

Il Piano prevede interventi su fiscalità, semplificazione normativa, incentivi, valorizzazione del patrimonio pubblico e strumenti finanziari dedicati all’economia sociale. Tra le priorità figurano inoltre l’imprenditoria sociale femminile e giovanile, le comunità energetiche rinnovabili, l’housing sociale e l’inclusione lavorativa delle persone fragili.

Proprio la dimensione territoriale viene considerata decisiva. In questo quadro si inserisce il progetto dei Cotes, i Comitati Territoriali per l’Economia Sociale, promossi da Fondazione Terzjus insieme a Unioncamere Piemonte, alle Camere di commercio piemontesi, alla Chambre Valdôtaine e con il sostegno di Fondazione Crt.

«I Cotes nascono per rispondere a un bisogno concreto: dare all’economia sociale strumenti stabili di programmazione e dialogo con le istituzioni, nonché creare, attraverso il sistema camerale, un ponte tra profit e non profit», ha spiegato Luigi Bobba, presidente di Fondazione Terzjus.

Secondo Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione CRT, l’economia sociale rappresenta oggi «una forza propulsiva e generativa, capace di creare sviluppo sostenibile, valore condiviso e nuove opportunità per le comunità».

Sulla stessa linea Massimiliano Cipolletta, vicepresidente di Unioncamere Piemonte e presidente della Camera di commercio di Torino: «L’economia sociale rappresenta un pilastro strutturale e una leva di sviluppo imprescindibile per la competitività e la tenuta del Piemonte e della Valle d’Aosta».

L’obiettivo condiviso è trasformare Piemonte e Torino in un laboratorio avanzato per l’attuazione delle future politiche nazionali sull’economia sociale, puntando su innovazione, inclusione e sviluppo sostenibile come elementi centrali della crescita dei territori.

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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