Sono 1.036 le persone senza dimora rilevate a Torino nella notte del 26 gennaio 2026, di cui 372 costrette a dormire in strada. Il dato, diffuso dall’Istat nell’ambito della prima fase della nuova rilevazione nazionale, conferma come il capoluogo piemontese sia tra le città italiane più colpite dal fenomeno, subito dopo Roma e Milano, e in linea con Napoli.
Il quadro complessivo nei 14 grandi Comuni analizzati parla di oltre 10 mila persone senza dimora, ma Torino emerge per la dimensione del fenomeno in rapporto al territorio e per alcune caratteristiche specifiche. Più della metà delle persone censite a livello nazionale trova posto nelle strutture di accoglienza, ma resta significativa la quota di chi vive in condizioni di estrema precarietà, tra marciapiedi, stazioni e ripari di fortuna. Anche sotto la Mole, le 372 persone in strada rappresentano una criticità evidente, soprattutto nei mesi invernali.
Negli ultimi anni, spiegano operatori sociali e associazioni del territorio, il fenomeno è cambiato: non si tratta più soltanto di marginalità estrema, ma sempre più spesso di persone scivolate nella povertà a causa della perdita del lavoro, dell’aumento degli affitti e della difficoltà di accesso a un’abitazione stabile. Torino, città storicamente industriale e oggi alle prese con trasformazioni economiche profonde, risente in modo particolare di queste dinamiche.
Il profilo delle persone senza dimora conferma tendenze già note: prevalgono gli uomini, mentre le donne rappresentano una minoranza, soprattutto tra chi vive in strada. La fascia più numerosa è quella tra i 31 e i 60 anni, ma non mancano giovani e anziani, segno di una vulnerabilità diffusa che attraversa diverse età.
Le istituzioni locali, insieme al terzo settore, hanno rafforzato negli ultimi anni i servizi di accoglienza notturna e i progetti di inclusione, ma la pressione resta alta. Il numero di posti disponibili, infatti, non sempre riesce a coprire il fabbisogno, mentre cresce la domanda di interventi più strutturali, come il cosiddetto “housing first”, che punta a garantire subito una casa come base per il reinserimento sociale.
I dati Istat offrono una fotografia puntuale ma, come sottolineato nel report, parziale: tra le persone senza dimora ci sono anche individui non registrati o residenti altrove. Un elemento che lascia intuire come la dimensione reale del fenomeno possa essere ancora più ampia.
Per Torino, la sfida è duplice: gestire l’emergenza quotidiana e, allo stesso tempo, costruire politiche di lungo periodo capaci di prevenire nuove situazioni di esclusione. In una città che cambia, la questione abitativa si conferma una delle principali linee di frattura sociale.