All’ospedale Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino) la natura entra stabilmente nei percorsi di cura con l’inaugurazione del nuovo Giardino riabilitativo, uno spazio terapeutico all’aperto progettato per affiancare e potenziare le attività cliniche rivolte ai pazienti con disabilità motorie e cognitive.
Il progetto segna un’evoluzione significativa della storica palestra a cielo aperto della struttura, ora completamente riqualificata e ampliata per rispondere a un modello di sanità sempre più orientato all’integrazione tra benessere fisico, psicologico e ambientale.
Il Giardino si configura come un vero e proprio dispositivo clinico, concepito con il contributo diretto di medici, infermieri e professionisti della riabilitazione, e destinato a pazienti affetti da patologie neurologiche, ortopediche, oncologiche e cardiorespiratorie. Non uno spazio accessorio, ma un ambiente strutturato in cui ogni elemento è progettato per rispondere a obiettivi terapeutici precisi, dal recupero motorio al miglioramento dell’equilibrio, dalla coordinazione all’autonomia funzionale, fino al sostegno del benessere psicologico.
«Il giardino riabilitativo amplia concretamente le possibilità terapeutiche, consentendo di lavorare sul recupero funzionale in contesti più vicini alla vita quotidiana – spiega Sabrina Dal Fior, direttrice della Medicina Fisica e Neuroriabilitazione – e le attività all’aperto migliorano la partecipazione del paziente, favoriscono l’aderenza al trattamento e contribuiscono al recupero dell’autonomia».
Un approccio che punta a rendere la riabilitazione più coinvolgente e meno medicalizzata, avvicinandola alle esperienze quotidiane e stimolando una partecipazione attiva del paziente.
Nel nuovo spazio, percorsi con superfici differenziate, aree dedicate alla garden therapy, all’ortoterapia e alla floriterapia, insieme a installazioni pensate per esercizi di motricità fine e resistenza, costruiscono un ambiente dinamico e multifunzionale. Le attività prevedono anche la coltivazione diretta da parte dei pazienti, con la messa a dimora di piante orticole, la raccolta degli ortaggi, percorsi sensoriali con erbe aromatiche e la semina di fiori. Un insieme di pratiche che, oltre a stimolare le capacità motorie e sensoriali, contribuisce a migliorare il tono dell’umore e la qualità complessiva dell’esperienza di cura.
«Questo giardino rappresenta un passo concreto verso un modello di sanità sempre più centrato sulla persona – sottolinea Davide Minniti, direttore generale dell’Aou – capace di integrare efficacia clinica e qualità dell’esperienza di cura. Investire in ambienti terapeutici come questo significa migliorare gli esiti, ma anche restituire dignità e normalità al percorso di ricovero».
Il progetto rafforza così il posizionamento della struttura tra le realtà sanitarie più attente all’innovazione, in linea con i modelli internazionali degli ‘healing environment’, dove lo spazio diventa parte integrante della terapia.
Determinante, nella realizzazione, la collaborazione con Fondazione Agrion, che ha affiancato l’azienda ospedaliera nella progettazione e nello sviluppo del giardino, con il supporto tecnico di Asproflor. La scelta delle specie vegetali è stata orientata verso varietà resilienti dal punto di vista climatico, utili al benessere e capaci di favorire la biodiversità, con l’impiego anche di materiali provenienti dalla filiera agricola.
«Fondazione Agrion porta avanti numerosi progetti legati a spazi verdi, benessere e biodiversità – evidenzia il presidente Giacomo Ballari – e, con ‘La natura che cura’, operiamo in ambito sanitario per realizzare ambienti che accompagnano i percorsi terapeutici e offrono sostegno concreto ai pazienti durante la degenza. Le nostre competenze ci permettono di seguire l’intero processo, dalla progettazione alla scelta delle specie vegetali, combinando funzionalità, valore estetico e potenziale terapeutico».
Il valore dell’iniziativa è sottolineato anche dalle istituzioni regionali. «Il Giardino riabilitativo rappresenta un esempio concreto di come la sanità pubblica possa evolvere integrando innovazione clinica, attenzione alla persona e sostenibilità ambientale – afferma Federico Riboldi, assessore alla Salute della Regione Piemonte – dato che portare la natura nei percorsi di cura significa migliorare non solo gli esiti riabilitativi, ma anche la qualità dell’esperienza dei pazienti, favorendo benessere, autonomia e partecipazione attiva».
Paolo Bongioanni, assessore all’Agricoltura, evidenzia il ruolo strategico della collaborazione con Agrion: «La fondazione è oggi un riferimento per l’innovazione e la ricerca applicata in agricoltura. Con questo progetto dimostriamo come la natura, se progettata con rigore scientifico, possa trasformare l’ambiente ospedaliero in uno spazio di rigenerazione, capace di coniugare ricerca, armonia ambientale e cura della persona».
Un contributo significativo è arrivato anche dall’Associazione San Luigi Gonzaga onlus, attiva da oltre vent’anni nel sostegno ai progetti dell’ospedale. Già nel 2019 aveva partecipato alla realizzazione del primo percorso riabilitativo all’aperto e successivamente ha supportato ulteriori interventi di riqualificazione, inclusa un’area dedicata alla relazione con gli animali domestici.
Il risultato è oggi una palestra terapeutica a cielo aperto che integra cura, relazione e qualità della vita, offrendo ai pazienti e ai loro familiari uno spazio inclusivo e condiviso. Un modello avanzato di ospedale in cui la terapia non si limita agli ambienti chiusi, ma si estende all’esterno, trasformando il contesto di cura in un’esperienza più umana, partecipata e orientata al recupero dell’autonomia.