Andare al museo può diventare una cura per la mente e per il corpo. Con il progetto sperimentale 'Museo Benessere: percorsi di cura attraverso l’arte e la cultura', la Asl TO3 ha aperto una nuova frontiera nella medicina territoriale: l’arte prescritta come parte del percorso terapeutico. Accanto a farmaci e visite mediche, i pazienti possono ora ricevere una “ricetta bianca” per visite museali, laboratori artistici e attività culturali, offrendo così un approccio olistico alla salute basato su partecipazione, inclusione sociale e benessere psicofisico.
Il progetto rappresenta l’evoluzione di Oulx: in arte salus, un’esperienza già attiva sul territorio che ha trasformato il polo sanitario di Oulx in luogo di cura e di cultura, con mostre, musica e laboratori aperti alla comunità. Ora, con il coinvolgimento diretto dei medici di medicina generale, visite guidate al Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea e alla Reggia di Venaria entrano nei percorsi di cura di persone in fragilità sociale o psicologica, anziani soli, persone con ansia o condizioni croniche.
La scelta di Piemonte e Asl TO3 si fonda su solide evidenze. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato un toolkit internazionale sulla social prescribing — ora disponibile anche in italiano — che definisce questo modello come un modo per affrontare i determinanti sociali della salute, collegando i pazienti ad attività culturali, artistiche, sociali o ambientali per migliorare benessere e qualità di vita.
Una meta-analisi internazionale che ha raccolto oltre 25 studi sull’Arts on Prescription (arte prescritta) ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo del benessere psicologico nei partecipanti, con riduzione di ansia e depressione e crescita della soddisfazione personale.
La review ha evidenziato che partecipare ad attività artistiche produce benefici sociali e psicologici concreti, come maggiore senso di scopo, riduzione della solitudine e rafforzamento delle relazioni interpersonali — componenti fondamentali del benessere umano secondo modelli come il Perma.
Anche dal punto di vista dei sistemi sanitari si raccolgono segnali positivi. Nel Regno Unito — dove la social prescribing è integrata nella sanità nazionale — studi hanno rilevato riduzioni fino al 28–37 % nelle visite dal medico di medicina generale e nei contatti con i servizi di pronto soccorso grazie all’accesso a interventi non clinici come arte, gruppi di cammino o attività creative.
Un rapporto pubblicato per il governo britannico ha stimato che l’ingaggio culturale e artistico genera benefici economici e sociali per circa £8 miliardi all’anno, inclusi miglioramenti nella qualità della vita, riduzione della depressione e diminuzione della richiesta di prestazioni sanitarie.
Organizzazioni come il National Academy for Social Prescribing registrano che programmi consolidati di social prescribing possono rivelarsi economicamente efficienti, generando ritorni sociali e riducendo la pressione sui servizi sanitari pubblici.
Il progetto torinese non è solo innovazione clinica, ma anche integrazione sociale. Le attività includono visite guidate, laboratori, storytelling corporeo, medicina narrativa e momenti creativi pensati per stimolare emozioni, memoria, movimento e relazioni. Gruppi accompagnati da operatori sanitari raggiungono i musei dove personale dedicato facilita l’esperienza.
L’obiettivo non è sostituire terapie mediche, ma complementarle, offrendo strumenti non farmacologici per affrontare ansia, isolamento o fragilità psicologica, sostenendo chi vive condizioni croniche o vulnerabilità sociale. Questo approccio è pienamente coerente con il modello delle Case della Comunità, incentrato sulla prossimità, partecipazione attiva e salute integrata.
Il direttore generale della Asl TO3, Giovanni La Valle, ha sottolineato che “la sanità territoriale si apre alla comunità”, trasformando la cura in un dialogo con cultura, inclusione e partecipazione. La partnership con istituzioni culturali come Castello di Rivoli e Reggia di Venaria dà concretezza a questa visione, superando il modello tradizionale di cura e ponendo l’arte al centro di un nuovo concetto di benessere collettivo.
Con Museo Benessere, Torino si pone all’avanguardia in Italia, scegliendo l’arte non come ornamento, ma come strumento di salute pubblica — una ricetta bianca che parla di relazioni, emozioni e qualità della vita tanto quanto di terapie. E i dati internazionali dimostrano che questa strada, pur in evoluzione, ha già solide fondamenta.