L’obiettivo è rendere più rapida, precisa e personalizzata la cura delle donne che sviluppano ipertensione durante la gravidanza, una delle principali complicanze ostetriche responsabili di rischi sia per la madre sia per il bambino. Per farlo, l’Ospedale di Ivrea punta su una nuova metodologia diagnostica che potrebbe modificare il percorso assistenziale, portando la valutazione cardiovascolare direttamente nell’ambulatorio del ginecologo.
Si chiama Heart-Pocus (HEmodynamic Assessment using Real-Time Point-Of-Care UltraSound in Pregnancy) il progetto di ricerca avviato all’interno della Struttura di Ginecologia e Ostetricia dell’Asl To4. A promuoverlo è Gianluca Bertschy, dirigente medico del reparto, con l’obiettivo di verificare se un ginecologo adeguatamente formato possa eseguire una valutazione dell’emodinamica materna con un’affidabilità paragonabile a quella di un cardiologo esperto.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Ginecologia e Ostetricia diretta da Fabrizio Bogliatto e la Cardiologia dell’ospedale eporediese guidata da Walter Grosso Marra, consolidando un modello multidisciplinare che negli ultimi anni ha già consentito al centro canavesano di diventare un punto di riferimento nazionale nello studio dell’ipertensione in gravidanza. Nel 2024 le due équipe avevano infatti pubblicato sull’International Journal of Cardiology uno studio che proponeva per la prima volta il concetto di “ecodinamica ostetrica”, integrando competenze cardiologiche e ostetriche nella gestione delle gravidanze complicate dall’ipertensione.
L’ipertensione gestazionale e la preeclampsia rappresentano complicanze che interessano una quota significativa delle gravidanze e possono aumentare il rischio di parto prematuro, ritardo di crescita fetale e gravi complicanze materne. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come queste condizioni siano strettamente legate alla capacità del sistema cardiovascolare materno di adattarsi ai profondi cambiamenti che accompagnano la gestazione. Proprio da queste evidenze nasce l’idea di utilizzare il Point-of-Care Ultrasound (Pocus), una metodica ecografica eseguita direttamente dal medico che ha in cura la paziente, senza attendere una consulenza specialistica separata.
Il progetto Heart-Pocus vuole capire se questo approccio possa essere applicato con successo anche nell’attività quotidiana del ginecologo. Prima di partecipare alla sperimentazione, i medici coinvolti seguiranno un articolato percorso di formazione teorica e pratica, completando almeno trenta valutazioni ecocardiografiche sotto la supervisione di cardiologi esperti.
La ricerca coinvolgerà le donne seguite presso l’Ambulatorio di Medicina Materno-Fetale dell’Ospedale di Ivrea per disturbi ipertensivi della gravidanza. Ogni paziente sarà sottoposta a due valutazioni indipendenti: una effettuata dal cardiologo e una dal ginecologo formato secondo il protocollo dello studio. Il confronto dei risultati consentirà di verificare il grado di concordanza tra i due specialisti e di stabilire se il ginecologo sia in grado di identificare correttamente il profilo emodinamico della donna.
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda la possibilità di classificare il rischio cardiovascolare materno attraverso diversi profili emodinamici. Questa informazione potrebbe permettere ai clinici di scegliere la terapia antipertensiva più appropriata per ogni singola paziente, superando un approccio standardizzato e orientandosi verso una medicina sempre più personalizzata.
Le possibili ricadute organizzative sono altrettanto rilevanti. Se la metodica dovesse dimostrarsi affidabile, il ginecologo potrebbe disporre immediatamente delle informazioni necessarie per impostare il trattamento, riducendo i tempi diagnostici e limitando la necessità di ulteriori visite specialistiche. Il percorso assistenziale diventerebbe così più rapido, con una maggiore integrazione tra ostetrici e cardiologi e un minore numero di accessi ai diversi servizi ospedalieri.
Per l’Asl To4 il progetto rappresenta un ulteriore tassello di una strategia che punta sull’innovazione clinica e sulla collaborazione interdisciplinare. Negli ultimi anni il presidio di Ivrea ha investito nello sviluppo di percorsi dedicati alla salute materno-infantile e alla gestione delle gravidanze ad alto rischio, valorizzando il lavoro congiunto di ginecologi, cardiologi, anestesisti, neonatologi e ostetriche.
Se i risultati della sperimentazione confermeranno le aspettative, Heart-Pocus potrebbe diventare un modello esportabile anche in altri ospedali italiani, contribuendo a rendere più tempestiva la diagnosi dell’ipertensione in gravidanza e a migliorare la sicurezza delle future mamme e dei loro bambini. In un ambito nel quale il fattore tempo può fare la differenza tra una gravidanza fisiologica e una complicata, poter disporre di strumenti diagnostici avanzati direttamente durante la visita ostetrica rappresenterebbe un importante passo avanti verso una medicina sempre più integrata, personalizzata e vicina ai bisogni delle pazienti.