Arriva da Torino, dalla voce di Caterina, 66 anni, vedova di Ezio, un appello che riapre con forza il tema dei diritti sul fine vita in Italia. La donna, residente in provincia, è la protagonista di un video diffuso dall’Associazione Luca Coscioni e rivolto al ministro della Salute per denunciare la grave carenza di informazioni su strumenti già previsti dalla legge per chi affronta malattie irreversibili.
Ezio, 69 anni, era affetto da Sla. La diagnosi era arrivata quando non aveva ancora perso autonomia, ma in pochi mesi la patologia era peggiorata rapidamente. Quando i medici gli prospettarono la tracheotomia e la dipendenza da un respiratore artificiale, aveva espresso chiaramente di non voler vivere in quelle condizioni. «Nessuno – sottolinea l’Associazione Luca Coscioni – gli aveva spiegato l’esistenza delle alternative previste dalla legge, come la sedazione profonda continua o la possibilità di accedere all’aiuto medico alla morte volontaria».
Il 22 gennaio 2024, in un garage di casa, Ezio si è tolto la vita. Solo dopo, Caterina ha scoperto che in Italia, in presenza di precise condizioni fissate dalla Corte costituzionale con la sentenza 242 del 2019, sono legali sia la sedazione profonda sia il suicidio medicalmente assistito. Condizioni che, secondo l’associazione, il marito avrebbe potuto soddisfare.
«Non è stata una scelta di coraggio, ma di ignoranza. Non sapendo quali fossero i suoi diritti, non ha potuto scegliere», dice Caterina nel video. Una testimonianza che parte da Torino ma che riguarda migliaia di famiglie italiane. «In Italia la morte volontaria medicalmente assistita è legale a determinate condizioni, ma i cittadini non lo sanno», denuncia Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, parlando di «nuove forme di proibizionismo e negazione dei diritti».
Per colmare questo vuoto informativo, l’associazione ha attivato un numero bianco gratuito (06 99313409) per chi cerca orientamento sul fine vita. Ma il caso di Ezio, raccontato dalla moglie torinese, rilancia soprattutto la richiesta di una informazione chiara e istituzionale, perché nessuno, di fronte alla malattia e alla sofferenza, sia costretto a scegliere nel buio.