Inaugurato anno accademico nel carcere torinese

Oltre 170 persone detenute iscritte ai corsi universitari. L’ateneo rafforza inclusione e percorsi di reinserimento sociale

Loredana Polito 10/04/2026
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Inaugurato l’Anno Accademico 2025-2026 del Polo Universitario Penitenziario dell’Università degli Studi di Torino nella Casa circondariale ‘Lorusso e Cutugno’.

La cerimonia si è svolta alla presenza della rettrice dell’ateneo Cristina Prandi, del delegato Rocco Sciarrone e delle principali autorità istituzionali e del territorio, tra cui rappresentanti dell’amministrazione penitenziaria, della Città di Torino e del mondo associativo.

Nel corso dell’evento, il docente Franco Prina ha tenuto una lectio magistralis dal titolo «Un’università inclusiva in un carcere dei diritti e delle opportunità», sottolineando il valore formativo e sociale dell’accesso agli studi universitari per le persone detenute.

Il Polo Universitario Penitenziario (Pup), attivo da oltre quarant’anni, rappresenta una delle esperienze pionieristiche in Italia. Nato negli anni Ottanta su iniziativa della Facoltà di Scienze politiche, è stato formalizzato nel 1998 grazie a un protocollo tra Università, Tribunale di Sorveglianza e Provveditorato regionale.

L’obiettivo, allora come oggi, resta quello di garantire il diritto allo studio universitario a detenuti e detenute, attraverso lezioni, seminari, tutoraggio e supporto alla preparazione di esami e tesi.

Nell’anno accademico 2025-2026 gli iscritti hanno raggiunto quota 172, in crescita costante rispetto ai 46 del 2019-2020. Gli studenti e le studentesse sono distribuiti in diversi istituti piemontesi, con una maggiore concentrazione tra Torino, Saluzzo, Asti e Biella.

Le studentesse sono 7, dato che riflette la minore presenza femminile nella popolazione detenuta. I corsi di laurea coinvolti sono 22, con particolare interesse per ambiti come Scienze politiche, Diritto, Dams, Comunicazione interculturale e attività motorie e sportive.

«Portare l’università in carcere significa non solo garantire un diritto, ma offrire opportunità concrete di crescita, inclusione e reinserimento sociale», ha dichiarato la rettrice Cristina Prandi, evidenziando il ruolo pionieristico dell’ateneo torinese e l’aumento costante delle persone iscritte.

Il professor Rocco Sciarrone ha ribadito come «garantire la possibilità di studiare in carcere significhi offrire strumenti per la crescita personale e costruire percorsi di inclusione», ricordando anche la creazione di spazi dedicati allo studio all’interno degli istituti penitenziari.

Il funzionamento del Polo è sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, che finanzia tasse universitarie, materiali didattici e tutoraggio.

Ulteriori opportunità di reinserimento sono offerte da borse lavoro attivate attraverso il Fondo Alberto e Angelica Musy.

Dal 2018 l’Università degli Studi di Torino partecipa inoltre alla Conferenza Nazionale Universitaria Poli Penitenziari, che riunisce 47 atenei italiani impegnati nella promozione del diritto allo studio per le persone private della libertà.

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