HOME #drawMenuLevel( $KoineoWidgetData.data 1 true ) AdnKronos
Suicidio assistito, secondo caso in Liguria

Stefano, 66 anni, paralizzato per un trauma cervicale, è morto lunedì scorso a casa sua

29/04/2026
Marco Cappato.jpg - {Marco Cappato.jpg} - [143240]
Era una persona attiva, Stefano (il nome è di fantasia), prima dell’incidente. Poi un trauma cervicale aveva cambiato la sua vita rendendolo completamente paralizzato e dipendente 24 ore al giorno da persone che si prendevano cura di lui, da terapie pesanti e da dolori indicibili che a 66 anni l’hanno portato a chiedere di poter essere sottoposto alla procedura di suicidio assistito. Stefano è morto lunedì nella sua casa in Liguria, nel suo letto», come aveva chiesto , in seguito all’autosomministrazione di un farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale, con la relativa strumentazione prevista. Per ottenere l’accesso a un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, Stefano ha dovuto attendere dieci mesi dalla richiesta presentata alla Asl nel giugno 2025 e ricorrere a due diffide legali, tramite il collegio legale, gli avvocati Angioletto Calandrini, Francesca Re e Alessia Cicatelli. dell’Associazione Luca Coscioni coordinato dall’avvocata Filomena Gallo. Dopo mesi di ritardi, una prima autorizzazione incompleta e ulteriori solleciti ha infine ricevuto il via libera definitivo. 
Stefano è la quindicesima persona in Italia ad aver completato la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 sul caso «Cappato/Antoniani» con l’assistenza diretta del Servizio sanitario nazionale, l’undicesima assistita dall’Associazione Luca Coscioni. Inizialmente aveva contattato Marco Cappato per chiedere aiuto ad andare a morire in Svizzera. Una volta ricevute da Cappato le informazioni sulla possibilità di ottenere quell’aiuto in Italia, aveva presentato richieste al Servizio sanitario, come previsto dalla Corte costituzionale. In assenza di medici dell’Asl disponibili a vigilare sulla procedura, l’uomo è stato assistito dal dottor Mario Riccio, medico anestesista, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, che nel 2006 aveva assistito Piergiorgio Welby e poi alcuni pazienti che fino a oggi hanno avuto accesso al suicidio medicalmente assistito. «Alla fine di tutta questa lunghissima storia sono comunque ben felice di potermene andare nel mio letto a casa mia senza dovermi sorbire una trasferta quasi infinita fino in Svizzera - ha detto Stefano - Certo che se la Asl facesse subito le cose richieste per legge, si potrebbe evitare di attendere più di 10 mesi per riuscire nel proprio intento. Indubbiamente per una persona che era iperattiva prima dell’incidente che mi ha provocato questa frattura cervicale, essere bloccato in un letto con qualche ora ogni tanto in carrozzina è una cosa che non augurerei a nessuno dei miei nemici e questo, di base, è il motivo per cui ho deciso di porre fine a questa che non si può assolutamente definire vita. Solo l’idea di dover andare avanti ancora diversi anni è semplicemente deprimente e inaccettabile da parte mia e quindi ringrazio profondamente l’Associazione Luca Coscioni per tutto quello che ha fatto per me cercando di velocizzare il più possibile la procedura e un sentitissimo grazie anche alle avvocate che si sono battute per tutto questo e al signor Marco Cappato che si sono rivelati immensamente comprensivi e gentili». Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno sottolineato di unirsi al «dolore di chi ha voluto bene a Stefano. Non deve più accadere che una persona debba aspettare così a lungo, vivendo sofferenze insopportabili, per vedere rispettato un proprio diritto. La Corte costituzionale ha chiarito che sia la verifica delle condizioni sia l’accesso alla morte volontaria devono avvenire all’interno del Servizio sanitario nazionale. La persona può scegliere di essere seguita anche da un medico di fiducia, ma il percorso deve essere garantito dal sistema sanitario pubblico, compresa la disponibilità dei suoi medici su base volontaria. Dieci mesi di attesa e due diffide sono inaccettabili. Tutte le aziende sanitarie devono garantire procedure chiare, tempi certi e rispetto della legge, evitando ulteriori sofferenze alle persone malate. Le regole stabilite dalla Corte stanno iniziando a essere applicate, ma Regioni e aziende sanitarie devono organizzarsi per dare risposte rapide».
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
Editore: POLO GRAFICO SPA
Via Giovanni Agnelli 3,
12081 Beinette (CN)
+39 0171 392211
P.IVA: 02488690047

Il Giornale del Piemonte e della Liguria

Il quotidiano on line "Il Giornale del Piemonte e della Liguria web" è il nuovo media della galassia del gruppo Polo Grafico Spa, editore da oltre 25 anni nei territori di Piemonte, Liguria e Regione Paça (Costa Azzurra). Il gruppo edita da oltre vent'anni il quotidiano nella versione cartacea "Il Giornale del Piemonte e della Liguria".

Polografico Spa - P.IVA: 02488690047

Chi Siamo | Contatti | Cookies | Privacy