Tari: fronte unico di imprese e sindacati

Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna non parteciperanno al tavolo del Comune

Vittorio Magni 24/07/2026
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L’aumento medio del 5,7% della Tari deliberato dalla giunta guidata da Silvia Salis scatena un fronte trasversale di contestazioni a Genova. Dopo l’approvazione delle nuove tariffe, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna hanno annunciato la decisione di non partecipare all’incontro convocato dal Comune, mentre critiche sono arrivate anche da Ape Confedilizia e dalla UIL Liguria.
La presa di posizione più netta è quella contenuta nel comunicato congiunto delle quattro associazioni datoriali, che contestano anzitutto il metodo seguito dall’amministrazione. «È con profonda indignazione e sconcerto che le scriventi Associazioni datoriali apprendono - esclusivamente a mezzo stampa - dell’ennesimo e pesante incremento della Tari deliberato dal Comune di Genova». Le organizzazioni definiscono la convocazione del tavolo «un gesto formale privo di qualsiasi sostanza politica e di rispetto istituzionale» e spiegano le ragioni della mancata partecipazione: «Non ci prestiamo a fare da comparse per ratificare decisioni già prese altrove».
Nel documento le categorie evidenziano inoltre le preoccupazioni sull’utilizzo dell’imposta di soggiorno. In particolare contestano la scelta di destinare parte della quota del 40% alla copertura dei costi di Amiu e respingono l’ipotesi di utilizzare anche la quota del 60% destinata alla promozione turistica. «La misura è colma. Chiediamo al Comune una riflessione profonda e immediata sulle modalità di relazione con i corpi intermedi». Le associazioni respingono inoltre «con fermezza il tentativo dell’Amministrazione di scaricare la responsabilità degli aumenti su un’applicazione “automatica” delle regole Arera e sulle validazioni Arlir» chiedendo trasparenza sui costi del servizio, la pubblicazione del Piano economico finanziario e l’avvio della tariffazione puntuale. Sul provvedimento interviene anche Ape Confedilizia. Il presidente Vincenzo Nasini critica la decisione del Comune di determinare presuntivamente in sei il numero degli occupanti delle case e degli appartamenti destinati alle locazioni turistiche non imprenditoriali ai fini del calcolo della Tari. «La previsione è illegittima e ingiusta, oltre che palesemente incostituzionale. Questa giunta si comporta come se fosse “legibus soluta” e come se le fosse consentito ogni tipo di vessazione ai danni dei proprietari e dei cittadini mentre invita ipocritamente le associazioni al dialogo. Un dialogo tra sordi». Anche la Uil Liguria ha annunciato che non prenderà parte all’incontro convocato dal Comune. Il segretario confederale Giovanni Bizzarro sostiene che Palazzo Tursi abbia deliberato l’aumento e presentato pubblicamente un accordo prima ancora della sua sottoscrizione. «La Uil non è disponibile a essere utilizzata come elemento di legittimazione di scelte già compiute». E aggiunge: «Non è accettabile vendere pubblicamente come acquisito il risultato di una trattativa ancora aperta, attribuendo alle organizzazioni sindacali la condivisione di contenuti che non abbiamo approvato». Da qui la decisione finale: «La Uil non farà da comparsa e non apporrà il proprio timbro su una decisione già assunta». L’aumento della Tari dovrà ora essere esaminato dal Consiglio comunale, ma il provvedimento ha già aperto uno scontro che coinvolge associazioni di categoria, rappresentanze della proprietà edilizia e organizzazioni sindacali, tutte accomunate dalla richiesta di un confronto preventivo e di maggiore trasparenza sulle scelte dell’amministrazione.
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