Il pasticcio della lettera ai Civ l’assessora s’arrampica sugli specchi

«Ero in ferie, l’ho buttata giù e non ricontrollata: solo una persona poco sana di mente potrebbe scrivere una cosa simile»

Vittorio Magni 05/08/2026
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Doveva essere il giorno delle spiegazioni. Si è trasformato nel giorno delle giustificazioni. Nell’aula del Consiglio comunale, chiamata a rispondere alla raffica di Articoli 54 presentati dalle opposizioni sulla controversa lettera inviata ai Centri Integrati di Via (Civ) e alle associazioni di categoria, l’assessora al Commercio Tiziana Beghin ha costruito la propria difesa attorno a un racconto che ha lasciato più interrogativi che certezze. Il cuore della sua ricostruzione non è stato tanto il contenuto della lettera, quanto le circostanze in cui sarebbe stata inviata. «Io ero in vacanza quando è stata pubblicata» ha spiegato ai consiglieri, precisando che le ferie degli amministratori fanno parte della normale organizzazione dell’attività di governo e che la turnazione estiva garantisce comunque la presenza della Giunta. Una premessa che, però, ha inevitabilmente finito per spostare l’attenzione su un altro tema: il livello di attenzione con cui vengono gestiti gli atti ufficiali del Comune. L’assessora ha infatti riconosciuto di aver trasmesso una versione della lettera che non doveva essere inviata. «Ho questa abitudine di mettere giù delle cose e poi fare delle revisioni. Ho sbagliato a mandare la versione. Ho commesso una leggerezza perché non ho ricontrollato la lettera al momento in cui è partita». Parole che rappresentano il punto centrale della sua difesa. Beghin non ha negato che la lettera sia partita, né ha attribuito responsabilità agli uffici comunali. Al contrario, ha rivendicato la piena responsabilità dell’accaduto: «Non scarico sugli uffici, la responsabilità è mia». Una presa di responsabilità che, tuttavia, si accompagna a un’ammissione destinata a far discutere: un documento istituzionale indirizzato alle associazioni di categoria sarebbe stato spedito senza essere stato verificato nella sua versione definitiva.
L’assessora ha poi ribadito: «La lettera è stata mandata. Era quella che volevo mandare? No». Una spiegazione che, per molti consiglieri di opposizione, non attenua la vicenda ma finisce per renderla ancora più grave. Perché se quella comunicazione non era quella che intendeva inviare, resta da capire come un atto destinato a soggetti esterni all’amministrazione abbia potuto essere trasmesso senza un controllo finale. Nel tentativo di prendere le distanze dal contenuto del documento, Beghin ha pronunciato anche una delle frasi più forti del suo intervento: «Nessuno può credere che io abbia scritto una lettera di questo tipo. È assolutamente vero, perché soltanto una persona poco sana di mente potrebbe scrivere una lettera di questo tipo». Un’affermazione che ha immediatamente attirato l’attenzione dell’aula. Se, come sostiene la stessa assessora, il testo era talmente inaccettabile da non poter essere ricondotto a una scelta consapevole, diventa inevitabile chiedersi come quello stesso documento sia arrivato a trasformarsi in una comunicazione ufficiale del Comune di Genova. La linea difensiva dell’assessora si è così concentrata quasi esclusivamente sulle modalità dell’invio, sulle ferie estive e sulla mancata rilettura del documento, più che sul merito del suo contenuto. Ed è proprio questo l’aspetto che ha alimentato le critiche delle opposizioni. Nessuno contesta il diritto di un amministratore ad andare in vacanza. Ciò che viene contestato è che la spiegazione ufficiale di una vicenda istituzionale così delicata si fondi sull’ammissione di aver inviato una comunicazione senza averla ricontrollata. Secondo le minoranze, il nodo politico resta infatti immutato.  Non solo: le precisazioni dell’assessora anziché archiviare il caso hanno quindi finito per rilanciarlo.
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