Da Torino al mondo, la corsa globale di Lavazza vale 5 miliardi

Il gruppo Lavazza genera ormai oltre il 75% dei ricavi all’estero. Stati Uniti e Cina al centro del piano di crescita.

Eliana Puccio 04/05/2026
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Da Torino al resto del mondo, con gli Stati Uniti e la Cina sempre più al centro della strategia di crescita. Il futuro del gruppo Lavazza passa ancora dal capoluogo piemontese, dove il marchio fondato nel 1895 continua a mantenere il proprio quartier generale, ma con un orizzonte ormai dichiaratamente globale. È da qui che negli ultimi quindici anni è partita la trasformazione che ha portato una delle aziende simbolo dell’industria torinese a cambiare pelle, passando da realtà fortemente legata al mercato italiano a player internazionale capace oggi di generare oltre tre quarti del proprio giro d’affari all’estero.

Una metamorfosi iniziata nel 2011 con l’arrivo di Antonio Baravalle alla guida del gruppo. All’epoca la maggior parte dei ricavi arrivava ancora dall’Italia, storico cuore commerciale dell’azienda. Da allora, tra acquisizioni, accordi strategici, investimenti industriali e una progressiva espansione commerciale, il gruppo ha ridefinito il proprio baricentro. «Oggi più del 75% del fatturato arriva dall’estero», ha spiegato lo stesso Baravalle in un’intervista a Bloomberg, fotografando il risultato di un percorso che ha cambiato in profondità la geografia del business.

I numeri raccontano con chiarezza questa crescita. Nel 2025 il gruppo torinese ha chiuso con ricavi pari a 3,9 miliardi di euro, in aumento del 16% rispetto all’anno precedente, consolidando una traiettoria che ora punta a un obiettivo ancora più ambizioso: superare la soglia dei 5 miliardi di euro di fatturato annuo nei prossimi anni. Un traguardo che, spiegano da Torino, passerà soprattutto dall’ulteriore rafforzamento nei mercati internazionali a più alto potenziale.

Tra questi c’è innanzitutto il Nord America. Gli Stati Uniti rappresentano oggi uno dei mercati strategici per la crescita del gruppo, tanto che l’obiettivo dichiarato è raddoppiare il fatturato fino a un miliardo di dollari entro il 2029. Una crescita che si giocherà soprattutto sul retail, sulla distribuzione organizzata e sull’e-commerce, canali sempre più centrali anche nel comparto beverage premium. «Negli Stati Uniti stiamo investendo in modo massiccio», ha sottolineato Baravalle, confermando come il mercato americano rappresenti uno dei pilastri del nuovo piano industriale.

Ma se l’America offre dimensioni e capacità di spesa, è la Cina a rappresentare la vera frontiera strategica per il gruppo nato sotto la Mole. Un mercato immenso, ancora relativamente giovane per quanto riguarda il consumo di caffè, ma con tassi di crescita tra i più elevati al mondo e una classe media urbana sempre più orientata verso consumi occidentali e premium.

Per presidiare questo scenario, nel 2020 Lavazza ha stretto una joint venture con Yum China Holdings, il colosso che nel Paese gestisce marchi globali come KFC, Pizza Hut e Taco Bell. Una partnership costruita inizialmente per sviluppare il canale delle caffetterie e successivamente estesa anche alla distribuzione dei prodotti retail.

I piani iniziali prevedevano mille punti vendita entro il 2025, ma la pandemia ha inevitabilmente rallentato la tabella di marcia. L’obiettivo, tuttavia, non è stato accantonato. Entro la fine del 2026 il gruppo punta a raggiungere quota 200 store, rispetto ai 145 attuali, continuando una crescita che da Torino viene considerata fondamentale per il lungo periodo.

Per restare competitivo in un mercato estremamente dinamico, Lavazza ha adottato in Cina una politica di innovazione continua: nuovi prodotti, edizioni speciali, ricette stagionali e format commerciali vengono introdotti con una frequenza impressionante, circa ogni due settimane. Un ritmo necessario per intercettare una clientela giovane, digitale e fortemente orientata alla sperimentazione.

«Siamo soddisfatti della collaborazione con Yum China e dei risultati raggiunti finora», ha spiegato Baravalle. «La Cina resta un mercato con enormi prospettive di crescita e un’opportunità strategica per il futuro del gruppo».

Dietro questa espansione globale, però, il centro decisionale resta saldamente a Torino. È qui che vengono definite le strategie industriali, commerciali e finanziarie di un gruppo che oggi è presente in oltre 140 Paesi, ma che continua a riconoscere nel capoluogo piemontese la propria casa. Una città che, attraverso uno dei suoi marchi più iconici, continua a esportare nel mondo non solo un prodotto, ma un modello industriale capace di coniugare tradizione, innovazione e visione internazionale. Da Torino, ancora una volta, con una tazzina di caffè come passaporto globale.

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AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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