Un polo aeroportuale del Nord-Ovest capace di mettere insieme Malpensa, Linate e Torino Caselle, con oltre 47 milioni di passeggeri l’anno e quasi un miliardo di euro di fatturato. L’ipotesi di integrazione tra Sea e Sagat è ancora allo stadio dello studio di fattibilità, ma a Torino è già diventata un caso politico. E mentre i sindaci di Milano e Torino, Giuseppe Sala e Stefano Lo Russo, lasciano aperta la porta all’operazione, dal centrodestra piemontese si moltiplicano gli avvertimenti sul rischio che Caselle finisca schiacciata dal peso del sistema aeroportuale lombardo.
I numeri spiegano la delicatezza della partita. Nel 2025 Sea, che gestisce Malpensa e Linate, ha movimentato 42,3 milioni di passeggeri, con 876,8 milioni di euro di ricavi e 190,6 milioni di utile netto. Sagat si è fermata a circa 5 milioni di passeggeri, 63,5 milioni di ricavi e 6,8 milioni di utile. L’eventuale integrazione darebbe quindi vita a un gruppo da circa 940 milioni di fatturato e 47,3 milioni di viaggiatori, ma con rapporti di forza fortemente sbilanciati verso Milano.
Al centro dell’operazione c’è anche F2i. Il fondo controlla Sagat e detiene direttamente o indirettamente una quota rilevante di Sea, mentre il Comune di Milano mantiene il 54,8% della società aeroportuale lombarda. È proprio la futura governance uno dei nodi più delicati: secondo le indiscrezioni, Palazzo Marino conserverebbe la maggioranza, mentre F2i potrebbe vedere rafforzato il proprio peso.
Sala ha confermato l’interesse, ponendo però due condizioni: che l’operazione produca «valore economico e sociale per i due territori» e che non venga modificato l’attuale assetto societario di Sea. Il dossier dovrà comunque passare dal Consiglio comunale milanese e il confronto si annuncia tutt’altro che scontato.
Da Torino, Lo Russo ha confermato di essere stato informato direttamente dal collega milanese: «Nelle settimane scorse siamo stati informati dal sindaco di Milano Giuseppe Sala dell’avvio di una fase di studio relativa a una possibile integrazione tra Sea e Sagat e ne attendiamo naturalmente gli esiti». Il primo cittadino ricorda che Palazzo Civico non è più azionista della società che gestisce Caselle, ma assicura che la Città seguirà il dossier «con grande attenzione». La linea è quella di non chiudere preventivamente: «Valuteremo ogni eventuale sviluppo sulla base della sua capacità di rafforzare lo scalo torinese, aumentarne la competitività e generare valore per il nostro territorio».
Ed è proprio questa disponibilità a valutare l’operazione ad accendere la reazione del centrodestra torinese.
Il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone ricostruisce la vicenda partendo dalla privatizzazione di Sagat e usa parole durissime: «A oltre 10 anni dal principio della svendita di Sagat dal Comune di Torino si consuma lo scippo di Ferragosto, il delitto perfetto della sinistra ai danni di tutto il Piemonte: Milano si prende l’aeroporto di Caselle».
Marrone ricorda di essere stato allora all’opposizione in Sala Rossa e rivendica il voto contrario all’operazione «firmata da Fassino&compagni», definendola «la prima di una serie di svendite di capitale pubblico e declassamenti». Per il vicepresidente della Regione, oggi Torino e il Piemonte devono avere «uno scatto d’orgoglio» per evitare di «perdere definitivamente il controllo della principale infrastruttura aeroportuale della regione», con possibili conseguenze su logistica, investimenti, sviluppo e turismo.
Ancora più direttamente indirizzato contro Lo Russo è l’intervento del senatore Roberto Rosso e del segretario cittadino di Forza Italia Marco Fontana. I due esponenti azzurri chiedono di congelare qualsiasi decisione fino alle prossime elezioni amministrative e contestano frontalmente l’idea che l’attuale sindaco possa impegnare Torino in una scelta strategica destinata a incidere per decenni.
«Giù le mani dall’Aeroporto Sandro Pertini. Qualsiasi decisione venga assunta dopo le elezioni del 2027. Lo Russo e Sala sono già scaduti, prorogati solo per una questione di opportunità politica, per riordinare le tornate elettorali post-Covid», attaccano Rosso e Fontana.
Per Forza Italia il problema non è soltanto societario, ma riguarda il rapporto politico ed economico tra Torino e Milano. E l’affondo nei confronti del sindaco torinese diventa ancora più netto: «Su qualsiasi cosa il centrosinistra abbia fatto sinergia con Milano, il risultato è stato farsi fagocitare. I numeri parlano chiaro: il Sandro Pertini rischierebbe di essere svuotato, mentre in questi anni ha saputo ritagliarsi numeri in crescita».
Rosso e Fontana chiedono quindi che il futuro di Caselle diventi uno dei temi della campagna elettorale torinese e che l’eventuale intesa venga valutata dai nuovi organi eletti nel 2027: «L’eventuale accordo sia oggetto di confronto in campagna elettorale e a nuovi Consigli comunali insediati».
Poi l’attacco politico a Lo Russo, accusato di accettare una prospettiva troppo subalterna a Milano: «Basta accordi al ribasso: quando il Piemonte e Torino hanno provato a rientrare nel discorso dei Giochi invernali, ci è stata sbattuta la porta in faccia. Ora Lo Russo vuole anche regalare il nostro hub aeroportuale al collega milanese?».
Per gli azzurri Torino dovrebbe guardare in altre direzioni, costruendo un sistema di alleanze capace di rafforzare Caselle senza farlo entrare nell’orbita degli scali lombardi: «Ci saremmo aspettati, invece, che Lo Russo sostenesse il rafforzamento con Genova e Lione. È ora che si metta un freno ai giochetti nazionali del Pd pre-elezioni politiche: in gioco ci sono gli interessi dei piemontesi».
Più prudente, ma comunque preoccupata, la posizione della vicecapogruppo regionale di Fratelli d’Italia Alessandra Binzoni. L’esponente di FdI non boccia a priori il progetto, ma chiede «massima chiarezza e garanzie» e mette l’accento sulla sproporzione tra i circa 42 milioni di passeggeri del sistema milanese e i 5 milioni di Caselle. Il rischio, avverte, è «un progressivo declassamento» dello scalo torinese. L’integrazione, sostiene, può avere senso soltanto se produrrà per il Sandro Pertini «valore aggiunto reale, autonomo e misurabile», aumentando competitività e traffico.
La partita, dunque, è appena iniziata. Ma il fronte politico è già delineato: Sala studia l’operazione, Lo Russo attende gli esiti senza chiudere la porta, mentre una parte consistente del centrodestra piemontese teme che dietro la nascita del grande polo aeroportuale del Nord-Ovest possa nascondersi una progressiva marginalizzazione di Caselle. E Rosso e Fontana trasformano il dossier in uno scontro direttamente politico con il sindaco: prima di discutere il futuro dell’aeroporto, sostengono, Torino deve decidere nelle urne chi avrà il mandato per farlo.