Sabato 31 gennaio Torino si prepara a inaugurare la quinta edizione del Black History Month Torino, rassegna culturale ormai consolidata nel calendario cittadino ma spesso celebrata con applausi di maniera dalla politica e dalle istituzioni. Promossa dall’Associazione Donne dell’Africa Subsahariana e II Generazione con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo, la manifestazione si propone di «celebrare e diffondere la storia e le culture afro-discendenti», ma quello che sta per scatenarsi va ben oltre la retorica di facciate culturali amichevoli.
La rassegna prenderà il via con un evento di apertura ai Musei Reali di Torino: apertura straordinaria serale degli spazi museali e un concerto di musica lirica per voce e pianoforte con Emanuela Scirea e Fabio Volpi, previsto per le 20.30 nel suggestivo Salone delle Guardie Svizzere. Il pubblico potrà visitare liberamente la Cappella della Sindone e la Sagrestia tra le 19.45 e le 22.30, pagando un biglietto unico di soli 5 euro che comprende l’accesso al percorso museale.
Ma limitarsi a parlare di 'serate artistiche' sarebbe riduttivo: il Black History Month Torino 2026 mira ad essere una vera e propria dichiarazione d’intenti, un atto culturale che getta una richiesta netta di riconoscimento, storia e giustizia sociale. Per un mese intero – fino al 28 febbraio – saranno oltre 85 eventi diffusi in più di 25 luoghi storici di sei comuni nell’area metropolitana torinese, da Rivalta di Torino a Settimo Torinese, passando per Carmagnola, Collegno e Pino Torinese.
Il programma non è una semplice carrellata di eventi celebrativi: è un progetto culturale critico che affronta a testa alta alcuni dei nodi più spinati del nostro tempo. I tre fili conduttori scelti – colonialismo commerciale, donne e potere, protagonisti nell’arte e nello sport – non sono slogan eleganti ma temi che sfidano politiche culturali troppo spesso timide o reticenti a confrontarsi con l’eredità storica e le diseguaglianze strutturali.
Il tema del colonialismo commerciale invita ad andare oltre l’analisi superficiale: non si tratta solo di leggere il passato con occhi diversi, ma di guardare alle dinamiche economiche globali che ancora oggi mantengono squilibri profondi tra Nord e Sud del mondo, tra ex imperi coloniali e territori sfruttati. Si parla di risorse, potere, tecnologia e autosovranità – questioni che rimbombano nelle discussioni di geopolitica più serie.
Parallelamente, l’asse tematico donne e potere apre uno squarcio su un problema che va ben oltre le celebrazioni politically correct: l’accesso delle donne – in particolare afrodiscendenti – ai ruoli decisionali è ostacolato ancora oggi da stereotipi, barriere sociali e segregazioni simboliche. Il festival punta a costruire spazi di empowerment reale, di mentorship e confronto tra giovani donne che sfidano quotidianamente gli ostacoli di genere e razza.
Infine, mettere in rilievo i protagonisti nell’arte e nello sport significa dare visibilità a modelli positivi – artisti, atleti, creativi – che sfidano le narrazioni monocromatiche e rivelano al grande pubblico quanto la cultura afrodiscendente abbia influenzato e continui a innovare linguaggi, estetiche e performance. Queste iniziative non sono semplici momenti di intrattenimento, ma veri e propri strumenti di visibilità e rappresentazione.
Critici di vecchia data vedono nel Black History Month Torino qualcosa di più di un calendario di eventi: una piattaforma strategica di riappropriazione storica e culturale, capace di trasformare Torino da semplice palcoscenico di iniziative a spazio di dibattito pubblico sostanziale. Il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo sottolinea l’importanza data alla manifestazione da istituzioni sensibili alle dinamiche sociali e all’inclusione; ma rispetto alle edizioni passate, il 2026 sembra avere un ritmo più audace, meno timoroso e decisamente più politico.
È una Torino che non si accontenta di cliché e retoriche, ma che mette sotto la lente questioni complesse: dalla memoria storica alla giustizia sociale, dal riconoscimento delle minoranze alla ridefinizione di narrazioni culturali dominanti. Un mese intero di musica, dibattiti, mostre, performance, teatro, workshop, incontri nelle scuole e momenti conviviali vuole essere molto più di un evento estemporaneo: è un invito alla riflessione, ma anche alla trasformazione.
Sabato 31 gennaio, quindi, non si inaugura semplicemente una rassegna culturale; si apre un dibattito urbano e culturale che punta a scuotere percezioni, racconti e categorizzazioni stantie, spingendo la città di Torino a confrontarsi con la sua complessità storica e con le sfide di una società plurale e multiculturale.