Dietro la facciata rassicurante di una scuola dedicata alle discipline olistiche, alla meditazione, allo yoga e alle arti marziali, si celava in realtà una complessa e oppressiva struttura settaria, fondata su rigide dinamiche di manipolazione psicologica, prevaricazione e violenza.
È questo il drammatico scenario portato alla luce dai Carabinieri del Comando provinciale di Torino nell'ambito della complessa e articolata operazione d'indagine denominata «Asmodeo», coordinata in modo sinergico dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese sotto la guida del procuratore Giovanni Bombardieri e del sostituto procuratore Davide Pretti.
Al vertice di questo presunto sistema coercitivo ci sarebbe Bruno Antonio Malatesta, un uomo di 59 anni che, autoproclamatosi «Maestro» e figura spirituale «prescelta», sosteneva di essere in costante e diretto contatto con una fantomatica «madre divina».
Nei confronti dell'uomo è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal giudice per le indagini preliminari. Le opzioni d'accusa formulate a suo carico tracciano un quadro giudiziario di estrema gravità: riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Attualmente il cinquantanovenne si trova ristretto presso la casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino.
Gli elementi raccolti nel corso degli accertamenti condotti dai militari del Nucleo investigativo delineano un modus operandi accuratamente pianificato. Malatesta sfruttava la propria visibilità professionale e la presenza sui canali digitali per intercettare persone che attraversavano momenti di particolare fragilità emotiva, lutti o gravi problemi di salute. In diverse occasioni, l'uomo si sarebbe spinto fino a promettere la guarigione da patologie oncologiche, attirando le vittime inizialmente attraverso corsi aperti al pubblico per poi condurle gradualmente all'interno di una comunità residenziale da lui direttamente gestita.
La comunità si strutturava all'interno di un complesso di villette a schiera, formalmente intestate a società riconducibili in via indiretta allo stesso cinquantanovenne. Una volta varcata la soglia della struttura, per i seguaci sarebbe iniziato un vero e proprio percorso di isolamento e annullamento della personalità. Alle persone che decidevano di entrare nel gruppo venivano imposti codici di comportamento estremamente rigidi: l'obbligo di rasarsi completamente la testa, l'adozione di un abbigliamento composto esclusivamente da tuniche arancioni e la sottoscrizione di formali voti di obbedienza e di povertà. Quest'ultimo vincolo avrebbe comporatato anche il completo spossessamento dei beni personali e il trasferimento di ogni risorsa finanziaria e patrimoniale nelle mani del leader spirituale.
Per le adepte di sesso femminile, definite all'interno dell'organizzazione con le denominazioni di «monache» o «ancelle», le restrizioni avrebbero assunto contorni ancora più stringenti. Alle donne sarebbe stato infatti imposto un tassativo voto di castità nei confronti dei propri partner o mariti, un divieto che tuttavia non si applicava nei rapporti con il «Maestro». Il sistema interno prevedeva inoltre un rigido regime disciplinare per reprimere qualsiasi forma di dissenso o inadempienza alle regole imposte: le violazioni venivano punite con sanzioni corporali o con la privazione del letto, costringendo i malcapitati a dormire direttamente sul pavimento.
Particolarmente cupo è il capitolo dell'inchiesta relativo agli abusi di natura fisica e sessuale. Sfruttando la propria ascendente e l'assoggettamento psicologico instillato nelle vittime, Malatesta avrebbe sottoposto le donne a quelle che venivano presentate come «terapie sciamaniche» o «rituali purificatori», pratiche che secondo le tesi investigative mascheravano in realtà reiterati atti di violenza sessuale. Tra le persone coinvolte e sottoposte a tali trattamenti figurano anche due ragazze che, all'epoca dei fatti contestati, erano minorenni di 16 e 17 anni.
Le indagini dell'operazione «Asmodeo» non si fermano alla sola figura del presunto capo. L'attività investigativa vedrebbe infatti iscritte nel registro degli indagati, a piede libero, altre persone, considerate strette collaboratrici del cinquantanovenne e coinvolte a vario titolo nel funzionamento dell'organizzazione. Si tratterebbe di due donne, tra cui una psicologa professionista la cui effettiva posizione ed eventuale responsabilizzazione sono tuttora oggetto di attento approfondimento da parte degli inquirenti, che si occupavano dell'impianto logistico e organizzativo della setta. A queste si aggiunge un uomo, indicato come «monaco» e massoterapista, il quale eseguiva a pagamento presunte terapie sessuali riservate a clienti donne, intercettate anch me in momenti di forte vulnerabilità personale.
Parallelamente ai reati contro la persona e la libertà individuale, la Procura contestata a Malatesta una rilevante truffa ai danni degli enti previdenziali. L'uomo avrebbe simulato una completa inabilità motoria e l'impossibilità di deambulare autonomamente, riuscendo a trarre in errore le commissioni mediche e ottenendo l'erogazione della pensione di invalidità da parte dell'Inps, per un importo complessivo calcolato in oltre 80 mila euro percepiti indebitamente nel corso degli anni.
L'attività investigativa trae origine da una serie di segnalazioni e denunce presentate a partire dal 2017, alcune delle quali successivamente ritirate dalle stesse vittime a causa del forte condizionamento psicologico subito.
A fronte della complessità del quadro emerso, le forze dell'ordine mantengono alta l'attenzione sul caso, ipotizzando che il numero delle persone coinvolte possa essere superiore a quello attualmente accertato.
A questo proposito, il comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Torino, il tenente colonnello Diego Berlingieri, ha rivolto un appello pubblico, che riportiamo: «L'invito che rivolgiamo alle persone che eventualmente si riconoscono come vittime di questi abusi è di rivolgersi ai comandi dell'Arma territorialmente competenti per denunciare i fatti. Il consiglio per difendersi è di non affidarsi a chi vanta competenze inesistenti, ma di rivolgersi esclusivamente a professionisti riconosciuti».