In un clima di forte incertezza e di equilibri internazionali sempre più precari, si è tenuto al Centro Studi San Carlo di Torino un acceso dibattito su «Scenari di guerra in Medioriente. Conflitto locale e rischi mondiali. E l’Europa?».
La serata è stata organizzata da Rinascimento Europeo, Nazione Futura e Fondazione QuartoPotere.
Il dibattito ha affrontato varie tematiche, dagli scenari di guerra attuali a una dimensione meno visibile, ma sempre più impattante nei teatri di guerra, ossia quella della cybersicurezza.
L’evento si è aperto con i saluti e l’introduzione di Walter Altea e la presentazione di Ferrante De Benedictis, consigliere al Comune di Torino con Fratelli d’Italia e vicepresidente di Nazione Futura, che ha richiamato l’attenzione sul tema della geopolitica ed il ruolo del mediterraneo.
«Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione nel campo della geopolitica – ha affermato De Benedictis – dove i driver più importanti sono l’energia e il digitale».
«Oggi – ha spiegato il vicepresidente di Nazione Futura – sovranità significa in primis sovranità energetica e digitale. E il Mediterraneo è hub privilegiato di questi due super grandi interessi geopolitici». «Non si può parlare di scenari di guerra senza comprendere fino in fondo la convergenza tra energia e digitale» – ha concluso Ferrante De Benedictis.
Il dibattito è stato moderato dal portavoce di Rinascimento Europeo, l’avvocato Stefano Commodo, che prima di dare la parola ai due relatori ed esperti, Claudio Bertolotti e Giuseppe Lo Cicero, ha letto il messaggio del generale Luigi Chiapperini che, impossibilitato a presenziare, ha affidato a un corposo messaggio i saluti alla numerosa e attenta platea.
Il primo oratore a prendere la parola, Claudio Bertolotti, ha sottolineato la complessità dello scenario Iraniano. «L’Iran – ha affermato – colpisce anche quando non spara in prima persona: la sua forza sta nella capacità di agire per interposta persona, tra proxy, reti clandestine e guerra nell’ombra». «Un equilibrio precario – ha precisato Bertolotti – in cui più che esportare stabilità, Teheran esporta pressione: costruisce instabilità controllata per logorare i propri avversari senza mai oltrepassare la soglia della guerra aperta».
Ha quindi concluso il suo intervento sul tema del negoziato di pace. «Il negoziato c’è – ha sostenuto – ma non ha ancora il volto della diplomazia classica: oggi la crisi è gestita più dai calcoli di sicurezza che dalla politica. Ma più che un tavolo negoziale, oggi esiste un equilibrio precario di messaggi indiretti, pressioni reciproche e deterrenza».
In altre parole, guardando agli sviluppi attuali, possiamo dire che l’arma più efficace di Teheran resta la sua ambiguità: colpire, condizionare, intimidire, senza assumersi sempre fino in fondo il costo della firma.
Giuseppe Lo Cicero si è quindi concentrato sul cosiddetto «quinto dominio di guerra»: la cybersicurezza e lo spazio digitale. Ha poi concluso con un appello a non cedere alle semplificazioni.
«L’incontro – ha evidenziato – non è stato solo un momento di analisi geopolitica, ma un esercizio fondamentale di consapevolezza. In un’epoca dominata dalla velocità dell’informazione frammentata, fermarsi a riflettere sulla profondità di dinamiche così cruciali rappresenta una scelta di valore indispensabile per evitare sterili polarizzazioni del pensiero».
«Soltanto attraverso l’incrocio di diverse prospettive – ha spiegato Lo Cicero – è possibile superare le narrazioni unidimensionali e crearsi un pensiero autonomo».