Meloni a sorpresa a Chiomonte: «Questa non è contestazione, è violenza organizzata»

Identificate centinaia di persone. Si accende lo scontro politico tra il sindaco e Fi/Fdi

Carlo Santori 27/07/2026
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La risposta dello Stato agli assalti contro i cantieri della linea Tav Torino-Lione è arrivata direttamente dalla Valle di Susa. A meno di quarantotto ore dalla violenta offensiva contro il cantiere di Chiomonte, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi hanno raggiunto a sorpresa il sito dell’Alta Velocità con due elicotteri decollati dall’aeroporto di Torino-Caselle, atterrando direttamente all’interno dell’area di cantiere dopo un sorvolo della zona.

Accompagnata dai vertici delle forze dell’ordine e dai rappresentanti di Telt, la premier ha incontrato gli agenti impegnati nella vigilanza del cantiere e gli operai che già stanno cercando di riportare alla normalità un sito pesantemente devastato dagli scontri di sabato.

Nel videomessaggio diffuso durante la visita, Meloni ha usato parole durissime: «Centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti negli scontri di sabato scorso contro l’infrastruttura dell’Alta velocità Torino-Lione. Quello che vediamo alle nostre spalle non è la scena di una guerra, è la scena di una presunta contestazione. Ma questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata». La presidente del Consiglio ha quindi assicurato il massimo impegno per individuare i responsabili: «Faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche alla magistratura e agli inquirenti di fare il massimo del lavoro perché uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere».

La visita arriva mentre le indagini della Questura di Torino stanno entrando nel vivo. Nelle scorse ore sono stati fermati quattro antagonisti stranieri ritenuti vicini all’area del cosiddetto 'Blocco Nero'. Le loro posizioni sono ora al vaglio degli investigatori, mentre proseguono gli accertamenti sulle centinaia di persone identificate durante la manifestazione e sul materiale sequestrato, tra cui artifici pirotecnici, ordigni artigianali, maschere antigas e passamontagna.

Gli scontri di sabato hanno rappresentato uno dei momenti di maggiore tensione registrati negli ultimi anni in Valle di Susa. Al termine della manifestazione organizzata nell’ambito del Festival Alta Felicità, gruppi di antagonisti si sono mossi contemporaneamente verso diversi cantieri della Torino-Lione, prendendo di mira in particolare quello di Chiomonte, dove sono state incendiate strutture operative, mezzi e uffici.

Secondo Telt, il bilancio provvisorio supera già il milione di euro di danni nel solo cantiere di Chiomonte, mentre restano ancora da quantificare gli effetti sui tempi di ripristino e sull’organizzazione dei lavori. Distrutti due piani di container destinati agli uffici dell’impresa, il centro visitatori, magazzini, officine, hangar con attrezzature di grandi dimensioni, l’impianto di videosorveglianza, recinzioni e diversi mezzi di cantiere. Solo l’evacuazione preventiva degli operai ha evitato conseguenze ancora più gravi quando, dopo l’assalto, sono esplose anche alcune bombole di acetilene presenti nell’area.

Sul fronte politico, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha annunciato di aver comunicato personalmente alla presidente del Consiglio la decisione della Giunta regionale di costituirsi parte civile nei procedimenti che seguiranno agli scontri. «La prima stima dei danni diretti ai cantieri supera il milione di euro. A questo si aggiunge un danno ancora più ampio che colpisce l’immagine della Valsusa e dell’intero Piemonte proprio nel pieno della stagione turistica estiva. Chi devasta beni pubblici e mette a rischio la sicurezza delle persone deve rispondere delle proprie azioni».

Anche il mondo delle imprese ha espresso una dura condanna. La presidente di Ance Torino, Paola Orsini, ha parlato di «inammissibile guerriglia» e di costi enormi sostenuti dalla collettività per garantire la sicurezza dei cantieri, chiedendo che lo Stato risarcisca rapidamente le aziende colpite e ribadendo il valore strategico della Torino-Lione per il territorio, per l’Italia e per l’Europa.

Di segno opposto la lettura del movimento No Tav. Già nella giornata di ieri gli organizzatori avevano definito la mobilitazione «un successo», sostenendo che la manifestazione avesse dimostrato la forza del movimento e rilanciato la contestazione contro l’opera. Oggi, invece, gli attivisti denunciano quella che definiscono una «prova di forza» del Governo e della Questura di Torino. In una nota diffusa sui social riferiscono che fin dalle prime ore del mattino sono stati istituiti posti di blocco sulle principali vie d’accesso a Venaus, con identificazioni dei partecipanti e la temporanea sospensione del servizio navetta che consentiva di lasciare il Festival Alta Felicità. Secondo il movimento, il dispositivo rappresenterebbe la risposta dello Stato alla «grande manifestazione di sabato» e alla «straordinaria partecipazione» registrata durante il festival.

Nel dibattito è intervenuto anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, che ha invitato a distinguere nettamente tra diritto di manifestare e responsabilità penali. «La politica compie un errore quando usa gli scontri per delegittimare un’intera manifestazione o un’intera comunità, ma compie un errore altrettanto grave quando riduce o giustifica la responsabilità dei violenti in nome della causa dentro la quale cercano di confondersi». Per il primo cittadino servono «meno polemiche a posteriori e più attenzione alla prevenzione», rafforzando intelligence, coordinamento e cooperazione internazionale. Sulla Torino-Lione la posizione resta netta: «Torino ha bisogno della Torino-Lione. La domanda oggi non è più se farla, ma come farla bene».

Alle parole del sindaco ha replicato con toni molto duri Forza Italia. Il senatore Roberto Rosso e il segretario cittadino Marco Fontana hanno diffuso una nota nella quale accusano Lo Russo di «gettare benzina sul fuoco» e di «rilegittimare la piazza No Tav». «Il sindaco di Torino Lo Russo, nel suo solito messaggio buonista, si esercita nell’arte di volere la moglie ubriaca e la botte piena. Da un lato, come al solito, blandisce la manifestazione, affermando che non può essere delegittimata; dall’altro invita a non offrire coperture politiche ai violenti. Ecco, ci sentiamo di spiegargli una cosa: con queste parole fa proprio questo, offrendo gli ennesimi alibi ai violenti, come fa chi manifesta in un evento che ogni anno porta violenza e distruzione in Val di Susa. D’altra parte, quei voti - proseguono i due azzurri - al sindaco di Torino e al suo campo largo fanno comodo e non si può pretendere una presa di distanza reale e sensata. Lo abbiamo visto con Askatasuna, dove, per riportare ordine in un immobile di proprietà comunale, è dovuto intervenire lo Stato. E ancora oggi, reinvestito del problema, il sindaco non ha riassegnato gli spazi, creando di fatto un danno erariale, visto il presidio fisso delle Forze dell’Ordine necessario fino alla messa in sicurezza del sito. Lo Russo ha lanciato con il Pd una campagna per riappropriarsi del tema della sicurezza, ma a lui e alla sua forza politica manca proprio il senso dello Stato, quando mettono in campo alleanze che portano in maggioranza chi da anni fa l’occhiolino ai terroristi coperti dal movimento No Tav. Basta con l’ipocrisia: la maggioranza a Torino non vuole la Tav e il campo largo, che vorrebbe governare il capoluogo nel 2027, ancora meno. Ci risparmi i “pistolotti” moralisti e faccia qualcosa in più lui, allontanando le forze estremiste presenti nel suo perimetro elettorale».

Anche Fratelli d’Italia interviene con veemenza sulla vicenda. Il vicecapogruppo in Consiglio comunale Ferrante De Benedictis definisce «inaccettabile assistere ancora una volta alle devastazioni provocate dai gruppi appartenenti alla galassia antagonista, che hanno messo a ferro e fuoco la Val di Susa, causando danni, tensioni e mettendo a rischio l’incolumità delle forze dell’ordine e dei cittadini». Secondo l’esponente di FdI «quanto accaduto non può essere derubricato a semplice protesta. Quando si ricorre alla violenza, alla devastazione e agli assalti contro le istituzioni e le forze dell’ordine, ci troviamo di fronte a comportamenti criminali che devono essere condannati con la massima fermezza». De Benedictis auspica inoltre «che tutte le forze politiche, indipendentemente dall’appartenenza, sappiano unirsi in una condanna netta e senza ambiguità di quanto accaduto», esprimendo «piena solidarietà e ringraziamento alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine che hanno operato con professionalità e coraggio». Il consigliere annuncia infine che lunedì, durante la seduta del Consiglio comunale di Torino, chiederà una presa di posizione chiara dell’Aula di condanna delle violenze avvenute in Valle di Susa.

Con il cantiere che prova a riprendere le attività, la vicenda si sposta ora su un doppio binario: quello giudiziario, con le indagini destinate ad allargarsi nelle prossime ore, e quello politico, dove lo scontro sulle responsabilità, sulla gestione dell’ordine pubblico e sul futuro della Torino-Lione appare destinato ad alimentare ulteriormente il confronto tra maggioranza e opposizioni.

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