Le cure palliative non rappresentano soltanto un servizio sanitario destinato alle persone più fragili. Sempre più spesso diventano un elemento strategico per la tenuta del sistema sanitario, per il sostegno alle famiglie e per la capacità delle comunità di affrontare le sfide poste dall'invecchiamento della popolazione. È questa la fotografia che emerge dal Bilancio Sociale 2025 della Fondazione Faro.
I numeri raccontano una crescita significativa dell'impatto prodotto dall'organizzazione sul territorio piemontese. Nel corso del 2025 l'attività della Fondazione ha generato un beneficio economico stimato in 14,5 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale, con un incremento del 14% rispetto all'anno precedente. Un risultato che deriva soprattutto dall'assistenza domiciliare e residenziale garantita ai pazienti in cure palliative e che ha consentito di liberare il 71,2% dei posti letto nei reparti di medicina interna e oncolgia della Regione Piemonte.
Si tratta di un dato particolarmente rilevante in una fase storica in cui gli ospedali sono chiamati a confrontarsi con una domanda crescente di prestazioni e con una popolazione sempre più anziana. La possibilità di assistere le persone nelle proprie abitazioni o negli hospice permette infatti di evitare ricoveri impropri, alleggerire il carico delle strutture ospedaliere e, allo stesso tempo, garantire percorsi di cura più adeguati e personalizzati.
Dietro questi risultati ci sono migliaia di storie individuali e familiari. Nel 2025 la Fondazione Faro ha assistito 657 pazienti all'interno dei propri tre hospice e 1.523 persone a domicilio. Numeri che confermano il ruolo ormai strutturale dell'organizzazione nel sistema di welfare territoriale piemontese.
L'attività non si limita però all'assistenza sanitaria. Le cure palliative coinvolgono inevitabilmente l'intero contesto familiare e richiedono un accompagnamento multidisciplinare. Per questo la Fondazione continua a investire nel sostegno psicologico, sociale ed educativo rivolto sia ai pazienti sia ai loro familiari.
Durante l'anno sono stati seguiti 381 nuclei familiari attraverso il Progetto Protezione Famiglie Fragili, mentre gli interventi di supporto psicologico hanno raggiunto quota 1.956. Un impegno che testimonia come il concetto di cura vada ben oltre l'aspetto clinico e coinvolga la dimensione emotiva, relazionale e sociale delle persone.
Accanto ai risultati emerge però anche una criticità che il Bilancio Sociale evidenzia con chiarezza. Il modello delle cure palliative produce un rilevante valore pubblico ma continua a scontare un disequilibrio economico significativo.
La Fondazione registra infatti un disavanzo superiore ai 2 milioni di euro, determinato dalla differenza tra il costo reale dei servizi erogati e il riconoscimento economico ricevuto dal sistema sanitario. In altre parole, una parte consistente delle attività viene svolta senza una copertura pubblica adeguata rispetto alle spese sostenute.
Un tema che il direttore generale Luigi Stella definisce un «paradosso solo apparente».
«Il Bilancio Sociale 2025 ci restituisce un paradosso solo apparente», afferma Stella. «A fronte di un disavanzo di 2,5 milioni di euro, la Faro genera un impatto socio-economico per la collettività facendo risparmiare al sistema sanitario oltre 14 milioni di euro ed evitando più del 70% di ricoveri impropri nei reparti ospedalieri. Ma il punto non è soltanto economico. La vera domanda è se saremo capaci di riconoscere il valore della cura e prepararci a una società sempre più fragile e longeva. Il bisogno non appartiene al futuro: il futuro è già qui».
A colmare almeno in parte questa differenza sono i cittadini. Nel 2025 la raccolta fondi ha raggiunto quasi 2,9 milioni di euro, una cifra che rappresenta il 36% delle entrate complessive della Fondazione. Una percentuale significativa, che dimostra quanto il contributo di donatori, sostenitori e aziende sia diventato essenziale per garantire la continuità dei servizi.
La crescita delle fragilità sociali e sanitarie impone però una riflessione più ampia sul finanziamento delle cure palliative. Il Piemonte, come gran parte del Paese, sta vivendo una profonda trasformazione demografica. Aumentano gli anziani, crescono le persone che vivono sole e si moltiplicano le situazioni di non autosufficienza. In questo contesto il fabbisogno assistenziale è destinato a espandersi nei prossimi anni.
Per affrontare questa sfida la Fondazione Faro continua a investire anche nella ricerca e nell'innovazione. Nel 2025 sono stati sviluppati nove progetti scientifici che hanno prodotto undici pubblicazioni, contribuendo alla diffusione di conoscenze e buone pratiche nel settore delle cure palliative.
Un ruolo importante è svolto anche dalle attività culturali e formative. Oltre duemila persone hanno partecipato alle iniziative organizzate da Casa Faro, il centro dedicato alla promozione della cultura della cura, della consapevolezza e della solidarietà.
All'interno di questo percorso trovano spazio anche i progetti educativi rivolti alle nuove generazioni. Faro a Scuola continua a lavorare con studenti e insegnanti per sviluppare strumenti utili a comprendere temi complessi come la fragilità, la malattia e le relazioni umane. Nel 2025 è stata inoltre realizzata la prima edizione di Faro Futuro, iniziativa dedicata alla crescita personale, all'educazione emotiva e al benessere relazionale.
Tra le novità più significative dell'anno figura il lancio del progetto Compassionate City, sviluppato insieme alla Città di Torino e alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. L'obiettivo è costruire un nuovo modello di welfare comunitario capace di coinvolgere istituzioni, associazioni, scuole, imprese e cittadini nella presa in carico delle fragilità.
L'idea di fondo è semplice ma ambiziosa. La cura non può essere delegata esclusivamente ai servizi sanitari. Deve diventare una responsabilità condivisa, capace di mobilitare l'intera comunità attorno ai bisogni delle persone più vulnerabili.
Un altro elemento distintivo riguarda l'attenzione al capitale umano. Nel 2025 la Fondazione ha operato grazie al lavoro di 177 professionisti, il 73% dei quali donne, affiancati da 269 volontari che hanno garantito oltre 25 mila ore di attività. Nello stesso periodo sono state erogate 892 ore di formazione, con un investimento complessivo di circa 100 mila euro.
L'impegno sul fronte dell'inclusione ha portato inoltre all'ottenimento della certificazione per la parità di genere Uni PdR 125:2022, riconoscimento che testimonia l'attenzione dell'organizzazione verso politiche di valorizzazione e tutela delle pari opportunità.
«I risultati raggiunti dimostrano l'efficacia del modello Faro», sottolinea il presidente Giuseppe Cravetto. «Ma evidenziano anche la necessità di una riflessione sul suo finanziamento. Oggi una parte significativa del valore che restituiamo al sistema è sostenuta dalla generosità dei donatori. Sostenere Faro significa investire in un modello di cura che genera valore per l'intera comunità».
Lo sguardo è già rivolto al 2026. Le direttrici individuate dal piano strategico riguardano ricerca, formazione e innovazione digitale. Tra i progetti in fase di sviluppo figurano il potenziamento della telemedicina, il consolidamento delle attività territoriali nelle delegazioni di Lanzo e Samco, la prosecuzione del percorso legato alla struttura di San Vito e la nascita della Faro Academy, destinata a diventare un nuovo punto di riferimento per la formazione specialistica.
Il Bilancio Sociale 2025 consegna così una fotografia nitida di una trasformazione già in atto. In una società che invecchia rapidamente e che vede crescere il numero delle persone fragili, le cure palliative si confermano una risposta sanitaria indispensabile. Non solo. Rappresentano sempre più una risorsa economica, sociale e culturale per l'intero territorio, capace di generare valore per le istituzioni, per le famiglie e per la comunità nel suo complesso.