Scuola, assistenza agli anziani ed efficientamento energetico sono ormai entrati stabilmente nell’agenda degli enti locali. Più difficile, invece, trovare strategie organiche per affrontare fenomeni destinati a incidere profondamente sul futuro dei territori, come la siccità, lo spopolamento, l’emergenza abitativa e l’aumento delle temperature nelle città.
È la fotografia scattata dal nuovo Osservatorio Bilanci Pop del Dipartimento di Management 'Valter Cantino' dell’Università di Torino. La ricerca ha esaminato i documenti di rendicontazione pubblicati da trenta enti italiani, venti dei quali piemontesi, con l’obiettivo di comprendere quali grandi sfide sociali, ambientali ed economiche vengano riconosciute dalle amministrazioni e, soprattutto, con quale livello di concretezza siano tradotte in interventi, risorse e risultati misurabili.
Il dato più netto riguarda la scuola. Istruzione, servizi scolastici, manutenzione degli edifici, mense, trasporto degli studenti e sostegno alle famiglie compaiono in tutti i trenta documenti analizzati. Si tratta del settore nel quale la rendicontazione appare maggiormente consolidata: gli enti locali riescono più facilmente a descrivere le attività realizzate, le persone raggiunte e le risorse impiegate. La scuola si conferma così non soltanto una voce di spesa, ma uno dei principali punti di contatto tra amministrazione e comunità.
Accanto all’istruzione cresce l’attenzione verso la transizione energetica. Diciotto enti rendicontano interventi di efficientamento, produzione di energia da fonti rinnovabili o riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico. Tra le azioni più ricorrenti figurano la sostituzione degli impianti di illuminazione, il miglioramento delle prestazioni energetiche di scuole e uffici, l’installazione di pannelli fotovoltaici e la riduzione dei consumi.
Su questo terreno ha inciso anche la disponibilità delle risorse del Pnrr, che ha consentito alle amministrazioni di accelerare progetti rimasti a lungo sulla carta. Il passaggio decisivo sarà però verificare se, terminata la fase dei finanziamenti straordinari, gli enti saranno in grado di garantire continuità agli investimenti e di misurarne gli effetti sui consumi e sulla spesa pubblica.
Più contraddittorio il quadro delle politiche climatiche. Diciotto amministrazioni riportano interventi sul verde urbano, sulla forestazione o sulla riqualificazione degli spazi pubblici. Soltanto tre, però, collegano esplicitamente queste misure al contrasto delle ondate di calore e delle isole di calore urbane. Alberi, parchi e nuove aree verdi vengono quindi rendicontati soprattutto come elementi di decoro o miglioramento ambientale, meno frequentemente come infrastrutture necessarie per adattare le città all’aumento delle temperature.
Ancora più evidente è il ritardo nella gestione della risorsa idrica. Nei documenti analizzati non emerge alcun piano organico contro la siccità e soltanto un ente quantifica le perdite della rete. È probabilmente il risultato più preoccupante dell’Osservatorio: nonostante l’alternarsi di periodi di scarsità d’acqua ed eventi meteorologici estremi, il tema fatica ancora a trasformarsi in programmazione amministrativa, obiettivi verificabili e investimenti strutturali.
Anche le politiche abitative mostrano una diffusione limitata. Soltanto tredici enti descrivono misure concrete per la casa, dall’edilizia sociale al recupero degli alloggi pubblici, passando per il sostegno agli affitti e le risposte alle situazioni di emergenza. Un dato che segnala la difficoltà delle amministrazioni nel fronteggiare un problema alimentato dall’aumento dei canoni, dalla riduzione dell’offerta accessibile e dalla crescita delle fragilità economiche.
Sul piano demografico l’attenzione si concentra soprattutto sulla gestione dell’invecchiamento. Ventidue amministrazioni rendicontano servizi rivolti agli anziani e alle persone non autosufficienti, come assistenza domiciliare, strutture residenziali, trasporto sociale e iniziative contro l’isolamento. Solo due enti, tuttavia, affrontano esplicitamente lo spopolamento.
Il rischio è che si intervenga sulle conseguenze immediate del declino demografico senza agire sulle cause: mancanza di lavoro, riduzione dei servizi, difficoltà nei collegamenti, abbandono dei piccoli centri e trasferimento dei giovani verso le aree urbane maggiori. Il fenomeno interessa soprattutto territori montani, collinari e periferici, ma può produrre conseguenze anche nelle città, modificando la domanda di welfare e l’equilibrio tra generazioni.
«Dalla nostra analisi emerge un quadro chiaro delle priorità e criticità che attraversano il Paese, così come vengono percepite dalle amministrazioni chiamate a prendere decisioni sulla gestione del territorio e delle risorse pubbliche», osserva Paolo Biancone, responsabile scientifico del progetto.
Il Bilancio Pop nasce proprio per rendere comprensibili ai cittadini scelte, risultati e utilizzo delle risorse, traducendo la complessità dei conti pubblici in informazioni accessibili. Non coincide con il bilancio partecipativo, ma rappresenta uno strumento di trasparenza e valutazione dell’attività amministrativa. Il modello è stato sviluppato dall’Università di Torino e introdotto in Italia a partire dall’esperienza della Città di Torino.
«Il Bilancio Pop dimostra che la rendicontazione può andare oltre il semplice adempimento amministrativo e diventare uno strumento per leggere l’evoluzione del Paese», sottolinea Silvana Secinaro, responsabile del progetto.
Ed è proprio questo il messaggio centrale dell’Osservatorio: ciò che un’amministrazione misura rivela ciò che considera prioritario. Ma le lacune della rendicontazione mostrano anche dove le politiche pubbliche sono ancora immature. Scuola, anziani ed energia dispongono ormai di interventi riconoscibili; siccità, adattamento climatico, casa e spopolamento attendono invece di diventare strategie strutturate, dotate di obiettivi, risorse e indicatori capaci di misurarne davvero i risultati. Università di Torino