Un detenuto italiano, nato nel 1972, si è tolto la vita nel carcere di Torino, nel padiglione A.
A darne notizia è Vicente Santilli, segretario nazionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria - Sappe. Secondo le prime informazioni, restano sconosciute le ragioni del gesto. Inutili i tentativi di soccorso da parte della Polizia Penitenziaria, intervenuta tempestivamente ma senza riuscire a evitare l’esito fatale.
Sul caso interviene il segretario generale del Sappe, Donato Capece, che richiama l’attenzione sulle criticità del sistema: «Questo dramma riporta alla luce interrogativi rilevanti sull’assistenza psicologica e sanitaria negli istituti. La Polizia Penitenziaria opera in condizioni di emergenza, con carceri spesso trasformate in ospedali psichiatrici improvvisati e con una carenza di personale specializzato che porta a sottovalutare molte situazioni individuali».
Capece sottolinea come gli agenti siano chiamati a svolgere ruoli molteplici, tra cui soccorritori e mediatori, in un contesto segnato da gravi carenze strutturali: «Non spetta al Corpo – spiega – sopperire alle criticità della sanità penitenziaria, né si può pensare che i Baschi Azzurri compensino le lacune del sistema. Servono interventi concreti per rafforzare il personale medico e psicologico e dotare gli istituti di strumenti adeguati alla prevenzione».
Il segretario generale evidenzia inoltre l’impatto di eventi simili sull’intero ambiente carcerario: «Il suicidio di un detenuto genera forte stress tra detenuti e personale, che operano quotidianamente in condizioni difficili. È necessario potenziare i programmi di prevenzione e i servizi di intervento a tutela della comunità penitenziaria».
«È evidente – conclude Capece – la necessità di interventi tempestivi sulle criticità del sistema. Il Governo è consapevole della situazione e si auspica un confronto a breve per definire strategie condivise. Il suicidio resta una delle principali cause di morte in carcere e, nonostante normative avanzate, continuano a verificarsi episodi drammatici».