Dopo oltre ottant’anni di silenzio, la Specola dell’Accademia delle Scienze di Torino torna finalmente a vivere. Lo storico Osservatorio astronomico voluto nel 1789 da Vittorio Amedeo III di Savoia, collocato all’ultimo piano del palazzo che ospita l’Accademia, rinasce oggi con una nuova funzione, capace di coniugare memoria storica e innovazione tecnologica. Grazie a un accordo quinquennale tra l’Accademia delle Scienze e il Politecnico di Torino, lo spazio si trasforma in un hub per la produzione di contenuti culturali multimediali, destinati a raccontare la scienza, l’arte e il patrimonio del territorio con i linguaggi della contemporaneità.
L’inaugurazione si è svolta alla presenza del rettore del Politecnico, Stefano Corgnati, e del presidente dell’Accademia, Marco Mezzalama, che hanno sottolineato il valore simbolico e strategico dell’operazione. La Specola, gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e mai più riattivata come osservatorio astronomico, è stata completamente riallestita con tecnologie all’avanguardia: sale di registrazione audio e video, strumentazioni professionali per podcast, documentari e format digitali, postazioni per il montaggio e la post-produzione.
Il nuovo centro sarà a disposizione di musei, fondazioni ed enti culturali del Piemonte – e in una fase successiva anche di imprese e soggetti privati – che potranno utilizzare spazi e attrezzature con il supporto di tecnici specializzati e di competenze accademiche. L’obiettivo è creare un polo capace di produrre contenuti di alta qualità per piattaforme web, canali social, televisione e didattica digitale, rafforzando il dialogo tra ricerca, divulgazione e pubblico.
Fondata nel pieno dell’Illuminismo piemontese, la Specola nacque come luogo di osservazione del cielo e di studio scientifico, inserendosi in una stagione di grande fermento culturale che vide Torino protagonista in Europa. Oggi, a oltre due secoli di distanza, quello stesso spazio torna a essere laboratorio di conoscenza, non più rivolto alle stelle con telescopi, ma alle nuove “costellazioni” dei media digitali. Una rinascita che restituisce alla città un luogo simbolo, trasformandolo in ponte tra passato e futuro, tra storia della scienza e nuove forme di racconto.