Sovraffollamento, condizioni igieniche critiche e una pressione sempre più pesante sul personale della polizia penitenziaria. È il quadro denunciato dall’Osapp all’interno del carcere di Torino, dove il numero dei detenuti avrebbe ormai superato quota 1.550.
Secondo il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, nell’istituto sarebbero state segnalate la presenza di blatte e cimici, condizioni di insalubrità in diversi ambienti e odori definiti «nauseabondi». Una situazione che, unita alla mancanza di spazi e alle difficoltà legate agli organici, rischierebbe di compromettere ulteriormente la vivibilità della struttura e la sicurezza di chi vi lavora.
«Siamo alla deriva. Non c’è più spazio, gli ambienti sono segnalati come insalubri e gli odori sono ormai nauseabondi», afferma il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci, chiedendo l’avvio di verifiche urgenti all’interno dell’istituto. «Servono ispezioni immediate. La politica venga qui e guardi con i propri occhi».
Per l’organizzazione sindacale, il superamento della soglia dei 1.550 detenuti rappresenta il segnale di un carcere arrivato al limite della propria capacità. Il problema, tuttavia, non riguarderebbe soltanto il numero delle persone ristrette rispetto agli spazi disponibili.
«Non si tratta più soltanto di celle piene o di organici insufficienti», sottolinea Beneduci. «Siamo di fronte a una situazione che rischia di diventare ingestibile sotto il profilo del sovraffollamento, delle condizioni igienico-sanitarie e della sicurezza».
L’aumento della popolazione detenuta, secondo l’Osapp, si traduce infatti in un aggravio quotidiano per gli agenti chiamati a garantire la sorveglianza, gli spostamenti interni e il regolare funzionamento dei diversi servizi. Una pressione che si inserisce in un contesto già caratterizzato da difficoltà organizzative e carenze di personale.
«Mentre il sovraffollamento cresce, aumenta anche la pressione su chi ogni giorno deve garantire il funzionamento del carcere», prosegue il segretario generale. «La tensione è altissima e rischia inevitabilmente di ripercuotersi sul personale, sull’organizzazione del servizio e sulle condizioni complessive di sicurezza».
Il sindacato sollecita ora l’intervento degli organismi competenti, chiedendo controlli diretti e possibilmente non annunciati. L’appello è rivolto, per le rispettive competenze, all’Ufficio di Igiene, ai Nas, al Visag e allo Spresal, affinché venga accertato lo stato effettivo degli ambienti e siano valutati gli eventuali rischi per la salute di detenuti e lavoratori.
«Chiediamo un’ispezione urgente, possibilmente senza preavviso», conclude Beneduci. «Non chiediamo dichiarazioni, chiediamo controlli. Vogliamo che chi ha la responsabilità di verificare venga sul posto e accerti direttamente la situazione. Anche la politica deve assumersi le proprie responsabilità e vedere cosa sta accadendo».