L’Rc Auto continua a pesare sui bilanci delle famiglie piemontesi. Ad agosto il premio medio regionale ha raggiunto 499,87 euro, con un aumento del 6,5% in un anno. Il valore resta inferiore di appena 2,72 euro alla media italiana, pari a 502,59 euro, ma il rincaro registrato in Piemonte procede quasi al doppio rispetto al +3,5% nazionale.
La fotografia dell’Osservatorio assicurativo di Segugio.it evidenzia inoltre un mercato fortemente differenziato. Torino è la provincia più cara della regione: il premio medio ha raggiunto 534,81 euro, il 7% in più rispetto alla media piemontese, con una crescita annua del 5,9%. Per assicurare un’auto nel capoluogo si spendono quasi 161 euro in più rispetto al Verbano-Cusio-Ossola, che con 374 euro conserva il primato della convenienza.
Il rincaro maggiore non si registra però a Novara, come indicato inizialmente dall’agenzia, bensì a Vercelli: +20,3%, con un premio salito a 506,48 euro. Novara segue con un aumento del 15,7% e un costo medio di 461,82 euro. Più contenuti gli incrementi ad Asti, ferma a 438,29 euro con un +0,5%, e ad Alessandria, dove si pagano mediamente 447,18 euro, il 3,2% in più. Cuneo raggiunge 430,73 euro, mentre Biella si attesta a 424,49 euro.
Il confronto con le maggiori aree metropolitane italiane colloca Torino in una posizione intermedia. Secondo le rilevazioni di Facile.it e Assicurazione.it – basate su un campione differente e quindi non perfettamente sovrapponibili – ad agosto il premio medio era di 544,86 euro a Milano, circa dieci euro più che a Torino. Il divario diventa molto più ampio con Roma, dove si raggiungono 691,36 euro, e soprattutto con Napoli, che arriva a 1.057,87 euro: quasi il doppio del dato torinese.
La dinamica piemontese resta comunque significativa. Anche se Torino è molto lontana dai livelli di Napoli e Roma, la crescita superiore alla media nazionale segnala una nuova pressione sui costi legati all’utilizzo dell’auto. In assenza di un aumento equivalente dei redditi, poche decine di euro in più sulla polizza si sommano ai rincari di carburanti, manutenzione e riparazioni, riducendo ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie.