Ortofrutta: il clima fa calare la produzione e i prezzi pagati agli agricoltori

A causa dei cambiamenti climatici l’Italia fatica sempre di più ad esprimere il suo pieno potenziale produttivo

06/08/2026
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Il caldo assedia anche i campi di frutta e verdura dove le aziende agricole faticano sempre di più a difendere le colture, mentre i prezzi pagati agli agricoltori paradossalmente scendono, nonostante il calo della disponibilità di prodotto.
Nonostante i danni inferti dal caldo in termini di calo di produzione, i prezzi pagati agli agricoltori sono crollati, soprattutto per la frutta. Si va dal -17% per le quotazioni delle pere al -18% delle pesche e delle nettarine, fino al -20% delle susine e al -34% per le albicocche, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea relativi alla quarta settimana di luglio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Al contrario, i prezzi sugli scaffali sono in crescita. Tra l’altro, nei primi quattro mesi dell’anno le importazioni di frutta fresca dall’estero sono aumentate del 9% in quantità, con un picco del 44% per quella dall’Africa, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea.
«Caldo e frutta continuano ad essere un binomio vincente, ma ai nostri frutticoltori deve essere riconosciuto il loro lavoro. In provincia di Alessandria ci sono diverse tipologie di frutta i produttori, però, non possono lavorare sotto i costi di produzione per cui siamo pronti ad applicare il decreto sulle pratiche commerciali sleali visto quanto sta accadendo», ha affermato il presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.
Il comparto frutticolo alessandrino ha una produzione di 25.750 quintali di mele (95 ettari), 6.315 quintali di pere (46 ettari), 31.920 quintali di pesche (268 ettari), 7.556 quintali di albicocche (63 ettari), 2.625 quintali di susine (35 ettari), 30.736 quintali di angurie (77 ettari), melone pari a 14.632 quintali per 50 ettari, solo per citare la frutta di stagione.
A causa dei cambiamenti climatici l’Italia fatica sempre di più ad esprimere il suo pieno potenziale produttivo rispetto al passato. Analizzando i due ultimi censimenti Istat dell’agricoltura, emerge che tra il 2010 e il 2020 sono scomparsi 38mila di ettari coltivati a frutta e quasi 50mila di ortive. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, come evidenziato dall’estate 2026.
«Il caldo record può causare scottature su parte della produzione, rendendola non commerciabili, mentre la produzione in serra è dovuta terminare anzitempo, a causa delle alte temperature che colpiscono anche gli ortaggi in pieno campo – ha aggiunto il direttore Coldiretti Alessandria Elio Gasco -. A questi vanno aggiunti i danni causati dal maltempo, in particolare dalla grandine, oltre che dagli insetti alieni, dalla cimice asiatica alla popillia japonica. Fenomeni che negli ultimi anni sono diventati strutturali, ponendo una nuova sfida alle aziende in termini di innovazione e difesa delle colture, oltre che del reddito».
A ciò si aggiunge l’aumento dei costi, a partire dal gasolio agricolo. Se l’annuncio dei negoziati aveva riportato le quotazioni a 1,16 euro al litro dopo il picco di 1,49, il riaccendersi della guerra ha visto schizzare nuovamente in alto i listini, ora a 1,44 euro.
«Una vera e propria stangata per gli agricoltori che cade in un periodo delicato per il settore. Oltre ad alimentare i trattori e gli altri macchinari agricoli necessari per le attività di raccolta di frutta, verdura e cereali, che un po’ dappertutto sono entrate nel vivo, il carburante serve per far funzionare gli impianti di irrigazione, indispensabili con il caldo record e della siccità», ha continuato il direttore Elio Gasco.
Per la filiera ortofrutticola non è più rinviabile un piano strategico, capace di affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici, alla concorrenza internazionale e all’aumento dei costi di produzione: occorre poi garantire il principio di reciprocità negli scambi commerciali, assicurando che i prodotti importati rispettino gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti alle imprese italiane. Sul fronte della gestione della risorsa idrica serve un piano nazionale per gli invasi e le infrastrutture irrigue, in grado di contrastare gli effetti della siccità e dei cambiamenti climatici.
Servono poi accordi di filiera più solidi tra produttori, trasformazione e distribuzione per garantire programmazione, valorizzazione dell’origine italiana e una più equa distribuzione del valore – ha concluso il presidente Mauro Bianco -. È fondamentale poi rilanciare i consumi di frutta e verdura italiane attraverso campagne di educazione alimentare che ne evidenzino il ruolo per la salute e la sostenibilità, così come sostenere nuove strategie per aprire mercati esteri e rafforzare la presenza del Made in Italy».
Direttore: DIEGO RUBERO
AUT. TRIB. CUNEO n° 688 del 20/12/23
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