L'analisi: "In Manovra più fondi per la lotta alla droga, ma non risolti importanti problemi di risorse"
03/11/2026

(Adnkronos) - Dalla Manovra 2027 è atteso un incremento di fondi per misure in favore della lotta alla droga, ma "rimangono alcuni importanti problemi di risorse che non sembrano risolti". E' l'analisi a caldo di Riccardo Gatti, medico, specialista in Psichiatria da anni al lavoro sul tema delle sostanze psicoattive, delle dipendenze e delle dinamiche che portano al consumo, e coordinatore del Tavolo tecnico Dipendenze della Regione Lombardia. 

"A una prima lettura - spiega all'Adnkronos Salute - quanto presentato con il Ddl di Bilancio rappresenta un incremento reale nel sostegno delle attività delle Comunità terapeutiche. L'incremento delle somme è strutturale, non una tantum e questo è senz'altro positivo. Tuttavia, se escludiamo i fondi dedicati alle prestazioni delle Comunità terapeutiche per pazienti curati fuori regione ed il fondo per la legge 140/2026 (che prevede, essenzialmente, e a precise condizioni, la possibilità di scontare la pena in Comunità, per autori di reati correlati al loro stato di dipendenza patologica), non rimane molto altro. Ciò che è previsto per il Fondo nazionale antidroga serve probabilmente solo per una sua continuità, mantenendolo invariato nel 2027 rispetto agli anni precedenti. Il quadro, quindi, è che quanto previsto dall'art. 75 (Disposizioni in favore della lotta alla droga) va soprattutto a favore delle strutture residenziali accreditate e del circuito giudiziario, mentre la rete pubblica territoriale resta ferma ai fondi già esistenti e alla quota regionale del Fsn (Fondo sanitario nazionale)". Se dunque "è anche vero che non tutto ciò che serve al settore è definito solo da questo Ddl, rimangono - ribadisce Gatti - alcuni problemi di risorse che non sembrano risolti".  

Partendo proprio dalla legge 140/2026, "quanto stanziato, sebbene incrementato, permette di applicare la detenzione in Comunità solo per un ridotto numero di soggetti, attraverso percorsi che devono ancora essere definiti - approfondisce l'esperto - In questo senso si può anche comprendere il perché di uno stanziamento ancora limitato. Il ministro Nordio ha parlato di una platea potenziale di circa 10mila casi su base pluriennale, mentre altre stime e relazioni parlamentari parlano di una platea teorica ancora più ampia che potrebbe raggiungere i 23mila detenuti. Se la legge venisse applicata appieno, con disponibilità di fondi per tutti i potenziali richiedenti, non avremmo Comunità terapeutiche sufficienti, personale qualificato e Servizi dipendenze adeguati, per affrontare la situazione. Un fondo ancora limitato rispetto al bisogno, però, obbligherà in fase applicativa, a compiere una selezione delle persone che potranno accedere ai percorsi residenziali. Per ora, non è chiaro come potrà essere fatta. A nessuno sfugge, inoltre, che l’applicazione della legge ha aspetti molto delicati che, se non ben curati, rischiano di vanificarne i presupposti, nel momento in cui i problemi irrisolti nelle carceri venissero trasferiti ai percorsi in Comunità. Percorsi che devono avere inevitabilmente un prima e un dopo che coinvolge inevitabilmente i Servizi pubblici territoriali".  

E "proprio questi Servizi, i Serd, soffrono da tempo di una carenza cronica di risorse che, tra l'altro, è origine di difficoltà operative di non poco conto che in molte parti del Paese significano poter rispondere alla domanda solo con molto affanno: lo stesso affanno che riguarda la risposta di tutto il Servizio sanitario nazionale". Qualcosa di "sostanziale - ragiona Gatti - è già stato fatto per facilitare lo sblocco delle assunzioni ma, a valle dei provvedimenti, la situazione reale rimane difficile: in molti casi è difficile trovare personale formato in mancanza di specifiche Scuole di specialità e, non di rado, c'è chi lavora addirittura in sedi non adeguate. Tutto ciò appare paradossale se paragonato all'enfasi con cui viene rappresentato il problema droghe e dipendenze, esteso a tutte le dipendenze, comprese quelle comportamentali. Difficile affrontarle con successo, favorendo anche interventi precoci, se chi se ne occupa a livello di Sistema pubblico è già sopraffatto dalla domanda per poter allargare lo sguardo a un bisogno che è senz'altro più ampio".  

Se anche solo si considera l'evoluzione del mercato delle droghe, "sempre più insidioso, con l'offerta di mix di sostanze ad alta potenza, oppiacei sintetici compresi - ricorda il medico - c'è da chiedersi se, nel caso si realizzassero in Italia scenari che sono ormai realtà in altre parti del mondo, il nostro attuale sistema di intervento sarebbe in grado di affrontarli o ne verrebbe travolto. Spesso c'è chi avverte la necessità di una evoluzione in questo campo, ma il tutto richiederebbe risorse che mancano. E non basta, per questo, pensare a quanto previsto dalla quota dell'8 per mille: dal 2027 le risorse residue della quota a gestione statale 'possono' essere versate al bilancio e riassegnate a interventi di prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze e dalle altre dipendenze patologiche. Possono, non devono e, quando sono disponibili, vengono assegnate a un numero imprecisato di progetti che, comunque, ben poco possono cambiare nello scenario generale".  

Complessivamente, conclude quindi Gatti, "gli interventi in tema droghe e dipendenze vengono spesso indicati come prioritari, soprattutto per quanto riguarda la condizione giovanile, ma quanto previsto nel bilancio dello Stato non sembra completamente coerente con questa priorità. Una legge di Bilancio senza nuove voci per il settore pubblico, fatto salvo quanto previsto per i trattamenti in Comunità terapeutica, non significa per forza disattenzione, se quel settore nel suo complesso è già coperto da fondi pluriennali. Tuttavia l'evoluzione degli scenari in atto, i pericoli fatti presenti dallo stesso Governo e la volontà di affrontare tutte le dipendenze in modo precoce nei diversi territori, anche in senso preventivo e di prossimità per le situazioni più critiche, richiederebbero un impegno più forte che, evidentemente, non ci possiamo permettere".  

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