(Adnkronos) - Il Governo ha approvato l'innalzamento a 100.000 euro della soglia per il regime forfettario; si resta ora in attesa dell'esame parlamentare. Le regole europee prevedono che l’esenzione dall’IVA non possa superare gli 85mila euro di ricavi. Quali sono oggi le prospettive per i lavoratori forfettari? risponde all'Adnkronos/Labitalia Enrico Mattiazzi, ceo di Fiscozen.
Le regole per questa fascia non sono ancora definite. Se venissero applicate quelle previste per chi è oggi in regime ordinario, i professionisti potrebbero ritrovarsi con più burocrazia e, in alcuni casi, guadagnare meno. L’Iva, infatti, non ha lo stesso impatto su tutti. Chi lavora con aziende e altri titolari di Partita Iva che possono detrarla, in genere non ne sostiene realmente il costo. Chi lavora con i privati, che non possono recuperarla, potrebbe invece dover aumentare i prezzi, rischiando di perdere clienti, oppure mantenere gli stessi prezzi e guadagnare meno. C’è poi il peso degli adempimenti: introdurre l’Iva significa gestire nuove registrazioni, liquidazioni periodiche, versamenti e dichiarazione annuale, oltre a indicare correttamente l’imposta in fattura. Nel regime ordinario, inoltre, di norma l’Iva va versata anche se il cliente non ha ancora pagato la fattura, costringendo il professionista ad anticipare soldi che non ha ancora incassato. Per gestire l'eventuale Iva oltre gli 85mila euro senza frenare le partite Iva, Fiscozen propone due soluzioni. Meno burocrazia: calcolare automaticamente l’Iva da versare, partendo dai dati delle fatture elettroniche e degli incassi. Più liquidità: rendere l’Iva dovuta solo dopo aver ricevuto il pagamento dal cliente, come già previsto, con alcuni limiti, dall’Iva per cassa. L'obiettivo è quello di ridurre la burocrazia e proteggere la liquidità, affinché superare gli 85mila euro non diventi una penalizzazione per chi cresce.
In merito alle recenti e ricorrenti considerazioni di alcuni esponenti politici ed economisti, secondo i quali il regime forfettario incentiva l’evasione fiscale, cosa pensano i liberi professionisti in regime forfettario?
La possibilità di vedere la soglia spostata da 85mila a 100mila euro è considerata dai professionisti come un importante sblocco dell’economia: circa la metà (49%) lavorerebbe più serenamente con prospettive maggiori di crescita, il 22% avvierebbe lavori tenuti fermi per paura di superare il tetto e il 13% avrebbe più margine per investire in strumenti e collaboratori (pur non potendone scaricare i costi) o per pianificare meglio il proprio futuro lavorativo.
Dalla nostra indagine emerge quanto questo regime sia importante per chi lavora in proprio, soprattutto in un sistema che non prevede le stesse tutele dei dipendenti, dalla malattia alle ferie. Ma emerge anche un problema concreto: il passaggio al regime ordinario oggi può richiedere un aumento importante del fatturato per mantenere lo stesso guadagno netto precedente, penalizzando chi non ha alti costi da dedurre. Questa rigidità costringe a rinviare nuove opportunità di lavoro o trasferirsi all'estero. La buona notizia è che proprio in questo momento il Governo ha deciso di innalzare la soglia, ma è importante che questo passaggio venga fatto preservando la semplicità del forfettario, soprattutto sul tema dell’Iva.
Rispetto al tema della soglia, come la vivono i forfettari? Cos’è emerso dalla vostra indagine?
Il 93% dei forfettari vicini al tetto degli 85mila euro di fatturato si scontra con il cosiddetto 'effetto soglia' e decide di fermare l’attività o di non accettare nuovo lavoro pur di non sforare e finire nel regime ordinario. Per la maggior parte è una scelta conservativa di stabilità economica e per sette su dieci, avvicinarsi alla soglia, genera ansia e frustrazione con il timore, in caso di superamento, di dover lavorare di più per guadagnare di meno. Contrariamente a quanto affermato da alcune istituzioni ed economisti, il forfettario è visto dai professionisti come un incentivo alla regolarità piuttosto che all’evasione e il possibile innalzamento del tetto a 100mila euro è considerato dall’85% un potente strumento di crescita.
Più della metà (55%) dei professionisti vicini al tetto di fatturato sceglie di continuare a lavorare posticipando consegne e pagamenti per l’inizio dell’anno nuovo, mentre il 39% spegne letteralmente i motori per andare in ferie o dedicarsi ad altre attività personali. La scelta di fermarsi risponde nel 92% dei casi a una logica di sostenibilità finanziaria: assenza di spese da dedurre ed eccessiva pressione fiscale che ridurrebbe il guadagno netto. Solo il 7% accetta invece la possibilità di sforare e passare al regime ordinario.
E qual è l’impatto emotivo dell’effetto soglia?
Il forfettario, nel suo complesso, fa dormire sonni tranquilli al 97% dei professionisti, per i quali la semplicità e la chiarezza delle regole contribuiscono alla serenità quotidiana, ma avvicinarsi alla soglia, situazione che secondo le stime di Fiscozen coinvolge circa 140mila professionisti in Italia (6,9% dei forfettari), mette in moto impatti psicologici importanti: quasi 7 su 10 (68%) sperimentano frustrazione o ansia, tra l’ambizione di crescita frenata dalla fiscalità e timore di fare il salto. Il restante 32% prova invece soddisfazione personale o serenità all’idea di poter gestire tempo e risorse. Le preoccupazioni principali riguardano l’aumento di tasse e adempimenti burocratici senza un proporzionale aumento del guadagno netto, complice la consapevolezza di non avere abbastanza costi da dedurre perché il nuovo regime sia conveniente. Un 6% segnala la paura di dover modificare i prezzi verso i clienti privati, anche solo per compensare l’Iva, rischiando così di perderli. Solo l’1% non indica preoccupazioni all’idea di cambiare regime.
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