Cancro polmone, con nuova combinazione malattia sotto controllo più a lungo
26/10/2026

(Adnkronos) - Lo studio di fase 3 Saffron, presentato al congresso Esmo 2026 di Madrid, ha mostrato per la combinazione di osimertinib e savolitinib risultati positivi nel tumore del polmone non a piccole cellule con mutazione di Egfr e alterazioni di Met, dopo progressione con osimertinib. La combinazione di osimertinib e savolitinib ha ridotto ha ridotto del 45% il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto alla chemioterapia a base di platino. La sopravvivenza libera da progressione è stata di 7,6 mesi, rispetto a 5,4 mesi con la chemioterapia. A un anno il 36% dei pazienti trattati con la combinazione non presentava una progressione della malattia, contro il 10% del gruppo di confronto. Il trattamento ha mostrato un vantaggio anche sulla sopravvivenza globale, riducendo del 32% il rischio di morte e prolungando la sopravvivenza mediana di 4,9 mesi rispetto alla chemioterapia. A un anno era ancora in vita il 70% dei pazienti, rispetto al 53% nel gruppo di confronto. I risultati, presentati nel corso del Simposio presidenziale del congresso Esmo, sono stati pubblicati contemporaneamente sul 'New England Journal of Medicine'. 

"Questi risultati - spiega Antonio Passaro, direttore Divisione di Oncologia toracica all'Istituto europeo di oncologia di Milano - segnano un passo decisivo verso un nuovo standard terapeutico per i pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione di Egfr che sviluppano, dopo il trattamento con osimertinib, una resistenza acquisita mediata da alterazioni del gene Met, che si stima siano circa un terzo di questa popolazione. Attualmente non sono ancora disponibili terapie target in formulazione orale e in grado di intervenire su questa causa di progressione di malattia. La combinazione di osimertinib e savolitinib ha prolungato significativamente la sopravvivenza globale mediana di quasi 5 mesi in questo setting avanzato, stabilendo un nuovo punto di riferimento clinico e rafforzando la necessità di eseguire i test per le alterazioni di Met per orientare la cura dei pazienti", aggiunge lo specialista. "Ogni anno in Italia vengono stimati circa 45mila nuovi casi di carcinoma polmonare - sottolinea Silvia Novello, presidente Walce (Women against lung cancer in Europe), ordinario di Oncologia medica all'università degli Studi di Torino e responsabile dell'Oncologia medica presso l'Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano - Purtroppo, circa l'80% delle diagnosi avviene in fase avanzata, da qui l'importanza di opzioni terapeutiche sempre più efficaci per questi pazienti. La mutazione del gene Egfr è presente in circa il 10% dei casi di carcinoma polmonare non a piccole cellule, soprattutto nei non fumatori. I risultati dello studio Saffron dimostrano che la combinazione dell'inibitore di Met savolitinib con osimertinib garantisce un'efficacia clinica superiore e un controllo del tumore più a lungo termine rispetto alla chemioterapia standard a base di platino, offrendo ai pazienti un'importante opzione terapeutica per via orale". 

"Gli importanti risultati dello studio Saffron presentati in sessione plenaria al congresso Esmo non sono applicabili a tutti i pazienti con tumore del polmone che presentano progressione di malattia e, in particolare, non sono applicabili a tutti i casi caratterizzati dalla presenza di mutazione di Egfr, ma richiedono una rigorosa selezione - evidenzia Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - L'iperespressione o amplificazione di Met rappresenta uno dei meccanismi principali di resistenza acquisita a osimertinib. Agisce infatti come una vera e propria 'via di fuga', che permette al tumore di continuare a proliferare aggirando il blocco di Egfr. Di conseguenza, diventa fondamentale effettuare un ulteriore test molecolare alla progressione, per definire lo stato di Met e identificare i pazienti che possano realmente beneficiare della nuova combinazione. Alla luce dei dati dello studio Saffron, diventa ancora più importante il lavoro del team multidisciplinare, per un adeguato e tempestivo inquadramento diagnostico e per la scelta della miglior terapia per ciascun paziente. La biologia del tumore può mutare nel tempo, e di conseguenza la caratterizzazione molecolare del tumore non è importante solo al momento della diagnosi e della scelta del trattamento di prima linea, ma anche in momenti successivi della storia del paziente". 

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