Fratoianni: "Tempi maturi per costruire il profilo della coalizione, al tavolo del programma posto per chiunque è anti Meloni"
16/10/2026

(Adnkronos) - Avs è pronta, e non da oggi, parola di Nicola Fratoianni. Il segretario di Sinistra italiana che domenica, insieme ad Angelo Bonelli, presenterà a Roma le ulteriori proposte rossoverdi anche in vista del tavolo di coalizione ancora non in agenda, in una lunga intervista con l'Adnkronos, mette in fila le priorità: la prima, la più importante, è quella di "offrire un'alternativa al governo di Giorgia Meloni". Chiunque abbia questo obiettivo, spiega, sarà parte integrante del campo largo, o progressista che dir si voglia: "Per noi non ci sono veti e segnalo che non è interessante chi si siede, ma chi si alzerà insieme da questo tavolo per presentare una proposta al Paese. Sono il programma e la convergenza che fanno il profilo della coalizione". Nonostante le divisioni, per cui si troverà una sintesi, tanto sull'Ucraina - in cui di passi avanti se ne sono fatti -, quanto sulla patrimoniale. Solo ieri c'è stato uno scambio di battute con il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, che alla fine verrà convinto della bontà della misura, scommette il co-leader di Avs, anche perché è un modo per trovare risorse per le proposte unitarie.  

"Domenica presentiamo l’esito del percorso partecipato fatto da 10mila persone, in maggioranza giovani, molti non iscritti né a Sinistra italiana né a Europa verde, che hanno discusso, avanzato proposte online e in presenza, e che contribuiranno a definire il programma di Avs".  

Un programma con cui presentarsi al famigerato tavolo di coalizione...  

"Noi siamo pronti a sederci il tavolo, ma non da oggi o da domenica, da molto tempo. Questo percorso lo avremmo fatto comunque, perché è una scelta di partecipazione che ci aiuta a mettere insieme le priorità per le prossime elezioni politiche per offrire un'alternativa a Giorgia Meloni". 

Ci sono però anche dei punti critici, uno su tutti: la patrimoniale. Ieri Conte ha detto che non è fattibile, come si può convincerlo del contrario? 

"Si può convincerlo innanzitutto con la letteratura scientifica, con esempi concreti. C'è un’ampia maggioranza di italiani che è completamente favorevole alla tassazione di una piccolissima, infinitesimale percentuale di italiani, lo 0,1%, circa 50mila persone. Lo si può convincere dimostrando che gli argomenti che si usano, a cominciare dalla fuga dei capitali, non ci sono. Ci sarà l’occasione per spiegarsi, e perché la patrimoniale possa entrare nel programma. Tra l'altro c’è anche un piccolo particolare: molte delle proposte che condividiamo, come il finanziamento della sanità, dell'istruzione, della ricerca e via dicendo, richiedono risorse, ed è necessario che vengano recuperate, e non soltanto con una delle leve che ci tiene insieme come non aumentare la spesa militare. Dunque, oltre a rivedere le priorità di bilancio del governo Meloni, occorre recuperare le risorse, in termini giusti, redistrubitivi, non scaricando il carico sul ceto medio, che continuano a pagare più di quanto sia giusto". 

Un altro dei temi più divisivi è sicuramente quello che riguarda le armi all'Ucraina. Tra le proposte che porterete domenica non ce n'è traccia, ma si chiede una Conferenza di pace e di sicurezza, possiamo leggerlo come un altro passo avanti per arrivare a una soluzione condivisa dopo le astensioni incrociate di mercoledì nelle risoluzioni per le comunicazioni di Meloni? 

"Le astensioni avvengono su testi che non sono gli stessi testi che abbiamo votato in passato, contengono delle novità e delle differenze che sono il frutto di una ricerca comune, di una convergenza che è necessaria. Un tema come questo, in cui pare che più che del tema in sé si è discusso di più delle divisioni o dei limiti nel campo progressista, ha bisogno di trovare una convergenza, una compattezza e una coerenza con la proposta di Paese che vogliamo offrire. Continueremo a lavorare, ora non siamo vicini a una soluzione, ma arriverà, anche in altre occasioni sembrava che non saremmo arrivati a una sintesi, e invece ci siamo riusciti". 

Spostandoci sulla cronaca delle ultime ore, le proteste e gli scioperi, soprattutto nel Mezzogiorno, per il carburante sono un problema non da poco, Meloni ha detto che le risposte arriveranno. Lei cosa le consiglia di fare, o meglio: cosa farebbe se fosse al posto della premier? 

"Non arrivano risposte perché non sono state messe in campo le misure giuste. Giorgia Meloni ha messo 2,5 milioni sul bollo auto come mancetta elettorale, ha fatto pressione sulle compagnie energetiche per un contributo minimo, ma non ha fatto altro: non è intervenuta sugli extra profitti di quelle società nell’immediato, per esempio. E’ ovvio che oltre a rispondere a un problema emergenziale, occorrono risposte strutturali e il governo è sconosciuto. Investe ancora sulle fonti fossili, che sono esposte alla contingenza, alle crisi geopolitiche che sono scaturite dall’amico Donald Trump. Serve una strategia di lungo corso, un investimento sulle rinnovabili, un intervento deciso sugli extra profitti, non misure generiche. Anche perché l'aumento del costo dei carburanti pesa su categorie specifiche che sono quelle che sono scese in piazza come gli autotrasportatori, ma anche gli altri sono costretti a misurarsi con rincari, e servono misure per alleviare le fatiche, che rischiano di diventare insopportabili. Con l'inflazione che sale, l'aumento dei costi dei beni di prima necessità, gli stipendi fermi al palo, la situazione rischia di diventare esplosiva in alcuni settori della società.  

A proposito di extra profitti, in manovra pare che ci sarà un contributo delle banche, è sufficiente? 

"Siamo abituati al malcostume che la manovra arriva all’ultimo momento, nel senso letterale: ovvero prima dell’ultimo voto, e questo a prescindere dal governo. Certo, se quello che si preparano a fare sulle banche è quello che hanno già fatto in altre occasioni, quindi grandi prelievi che diventano prestiti rimborsabili, siamo di fronte al solito gioco delle tre carte, e non è quello di cui abbiamo bisogno. D'altronde Meloni ha dato prova in molte occasioni delle sue priorità... 

Ci dica lei, dunque, tre punti della sua ‘contromanovra’. 

"Il primo è sicuramente un investimento sulla sanità, perché siamo un Paese in cui 6 milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure, alla prevenzione perché non se lo possono permettere, e questo è prioritario. Poi servirebbero degli investimenti contro la crisi climatica e per la transizione, che è irrinunciabile perché il mondo sta andando verso un burrone senza fondo. E' vero, i costi della transizione esistono, ma ha bisogno di essere sostenuta a partire da chi ha maggiori responsabilità in questa crisi climatica. E poi la ricerca, perché io credo che un Paese non investe in ricerca si condanna alla marginalità. C’è anche un’altra questione, che è fondamentale e riguarda l'emergenza dei salari e degli stipendi. Occorre un intervento decisivo, noi abbiamo fatto una proposta per la reintroduzione del meccanismo di indicizzazione degli stipendi all’inflazione reale per proteggere le persone. Dal 2021 abbiamo un -9,2% di potere d’acquisto, in pratica più di uno stipendio all’anno va in fumo. Ci sono degli strumenti che fanno leva sul fisco, questa restituzione fiscale sarebbe coperta con una patrimoniale e il 98% degli italiani pagherebbero meno tasse". 

Ha detto di aver fatto un fioretto e non parlerà più di primarie. Se non si facessero, quale potrebbe essere il terzo nome, quello del federatore o federatrice? E poi: ci può dire almeno se c’è una data di massima per vedervi per il tavolo? 

"Il fioretto riguarda la leadership: se si scegliesse di non fare le primarie, e non mi sembra ci siano le condizioni ed è anche per questo ho deciso di fare questo fioretto, ci siederemo al tavolo e decideremo insieme. Io continuo a parlare dei problemi degli italiani. Per quanto riguarda il tavolo, noi ci sentiamo tutti i giorni, il giorno prima delle comunicazioni di Meloni abbiamo fatto una risoluzione comune sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) in cui oltre ad Avs, Pd e Movimento 5 stelle, c'erano anche Italia viva e +Europa. E' stata molto avanzata e ambiziosa, ed è la traccia di un programma di governo. Dopodiché noi ci sediamo e discutiamo continuamente. Per dare forma, ordine e un programma, dargli la veste che merita, mettere in chiaro l'idea di Paese che offriamo ci saranno tavoli più specifici su singole proposte e ci sarà il tavolo anche per sciogliere i nodi che vanno sciolti. L’enfasi che continua ad accompagnare questo tavolo non fa i conti con un lavoro che esiste, e non tiene in considerazione che la data delle elezioni è avvolta nel mistero, perché Meloni la usa come merce di scambio al mercato della maggioranza, e non è un tema irrilevante sui tempi del tavolo. Non c’è dubbio: è maturo il tempo perché questo lavoro prenda il via. E ripeto: noi siamo pronti non da domenica, ma da mesi". 

Al tavolo ci saranno anche i centristi? O sarà un tavolo esclusivo per il blocco unito di Pd, Avs e Movimento 5 stelle? 

"Per noi non ci sono veti e segnalo che non è interessante chi si siede, ma chi si alzerà insieme da questo tavolo per presentare una proposta al Paese. Sono il programma e la convergenza che fanno il profilo della coalizione. Chi c’è lo si decide discutendo la priorità, che è quella di offrire un'alternativa al governo di Giorgia Meloni". 

A proposito di centro, sono tante le sigle che lo compongono: qual è il suo consiglio, anche per non disperdere i voti eventualmente? 

"Mi astengo dal dare consigli, anche perché il tema su come ci si organizza è un tema che è sempre poco appassionante. L'unico consiglio che do a tutti, non solo ai centristi, è: mettiamoci al lavoro per offrire un’alternativa di Paese". 

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