(Adnkronos) - Ci sono partite che si vincono con la tattica, altre con il talento. E poi ci sono quelle che sfuggono a ogni logica, quelle in cui il cronometro diventa un nemico, la speranza sembra svanire e, proprio quando tutto appare perduto, succede l'impossibile. La rimonta del Real Madrid contro la Roma, capace di ribaltare il risultato da 1-3 a 4-3 con tre reti negli ultimi sette minuti, appartiene a questa categoria. Una di quelle serate in cui il calcio ricorda a tutti perché sia lo sport più imprevedibile: perché novanta minuti non sono soltanto una durata, ma una promessa. E finché l'arbitro non fischia, nessuno può considerarsi sconfitto. La storia del pallone è piena di imprese simili. Alcune hanno deciso una partita, altre una coppa, altre ancora sono diventate parte della memoria collettiva di intere generazioni. Queste sono solo:
Se esiste una partita capace di spiegare il significato dell'espressione "crederci fino alla fine", è la finale di Champions League del 1999. Al Camp Nou di Barcellona il Bayern Monaco passa in vantaggio nel primo tempo con Mario Basler e, per quasi tutta la partita, sembra avere la coppa in mano. Il Manchester United fatica, non riesce a trovare la via del gol e vede scorrere i minuti mentre i tedeschi si avvicinano al trionfo. Poi arriva il recupero. Quando il quarto uomo segnala che il tempo regolamentare è praticamente terminato, lo United conquista un calcio d'angolo. La palla finisce sui piedi di Ryan Giggs, il cui tiro sporco viene trasformato in rete da Teddy Sheringham al 91'. Il Bayern è sotto shock e gli inglesi non si accontentano di arrivare ai supplementari. Due minuti dopo, un altro corner battuto da David Beckham trova Sheringham, che prolunga il pallone verso Ole Gunnar Solskjær. Il norvegese anticipa tutti e lo spedisce in rete. È il 2-1. In pochi istanti, una finale persa si trasforma in un trionfo storico. Il Manchester United conquista la sua seconda Coppa dei Campioni e completa il Treble, vincendo nella stessa stagione campionato, coppa nazionale e Champions League. Il Bayern passa dalla festa alla disperazione nel giro di tre minuti.
Il Milan campione d'Europa in carica sembra avere già un piede in semifinale. All'andata, a San Siro, i rossoneri hanno vinto 4-1 contro il Deportivo La Coruña. Un risultato che, sulla carta, lascia pochissimo spazio ai dubbi. Al ritorno, però, lo stadio Riazor diventa il teatro di una delle imprese più straordinarie del calcio europeo. Walter Pandiani segna nel primo tempo, poi Juan Carlos Valerón firma il raddoppio. Prima dell'intervallo, il Deportivo è già sul 2-0 e ha riaperto una qualificazione che pareva chiusa. Nella ripresa, il Milan prova a reagire, ma gli spagnoli non rallentano. Alberto Luque realizza il 3-0 e Fran, al 76', completa il capolavoro. Il risultato finale è 4-0: il Deportivo si qualifica con un incredibile 5-4 complessivo ed elimina i campioni d'Europa.
Se il Manchester United del 1999 rappresenta il miracolo dell'ultimo respiro, il Liverpool del 2005 incarna la rimonta che sembrava impossibile già prima dell'intervallo. Il Milan di Carlo Ancelotti chiude il primo tempo sul 3-0, grazie alla rete iniziale di Paolo Maldini e alla doppietta di Hernán Crespo. In campo ci sono campioni come Kaká, Andrea Pirlo, Clarence Seedorf e Andriy Shevchenko. Dall'altra parte, il Liverpool sembra destinato a una sconfitta senza appello. Ma negli spogliatoi succede qualcosa che cambia la storia. Al 54' Steven Gerrard accorcia le distanze. Due minuti dopo, Vladimír Šmicer segna il 3-2. Al 60', Xabi Alonso firma il pareggio sulla respinta di Dida dopo il proprio calcio di rigore. Tre gol in appena sei minuti. Una finale che pareva chiusa si riapre completamente. Il Milan avrebbe ancora occasioni per vincerla, ma il Liverpool resiste fino ai supplementari. Ai rigori, Jerzy Dudek diventa l'eroe della serata, respingendo il tiro decisivo di Shevchenko. I Reds conquistano una Champions leggendaria dopo essere stati sotto di tre reti all'intervallo.
Quella del Barcellona contro il Paris Saint-Germain è una delle rimonte più incredibili mai viste nel calcio europeo, perché non riguarda soltanto una partita, ma un'intera doppia sfida. All'andata, a Parigi, il Psg ha dominato vincendo 4-0. Per qualificarsi, i catalani devono segnare almeno quattro gol senza subirne, oppure realizzarne cinque se gli avversari vanno a segno una volta. Al Camp Nou, il Barça parte fortissimo e trova tre reti entro il 50'. Ma al 62' Edinson Cavani segna per i francesi: il risultato complessivo è 5-3 e la qualificazione sembra ormai nelle mani del parigini. A quel punto servirebbe un'impresa quasi irrealizzabile: tre gol in meno di mezz'ora. Neymar riaccende la speranza con una punizione all'88' e un rigore al 91'. Il Barcellona si riversa in avanti, mentre il Psg arretra sempre di più. Al 95', quando tutto sembra ormai finito, Neymar inventa l'assist e Sergi Roberto si avventa sul pallone, battendo il portiere. Il Camp Nou esplode. Il Barcellona vince 6-1 e si qualifica con il punteggio complessivo di 6-5. È la dimostrazione che il tempo può diventare un alleato proprio quando sembra il peggior nemico.
E poi arriviamo a ieri sera, alla partita che ha riacceso il ricordo di tutte queste imprese. Allo Stadio Olimpico, la Roma conduce 3-1 contro il Real Madrid al minuto 83. I giallorossi sembrano avere la partita in pugno, mentre i campioni spagnoli si ritrovano davanti a una sconfitta che pare ormai inevitabile. Ma contro il Real Madrid, soprattutto in Europa, il concetto di partita finita è sempre relativo. All'83' arriva la rete di Espí, che riapre la sfida. All'85' Endrick trova il pareggio con un colpo di testa. La Roma, in pochi istanti, vede svanire un vantaggio costruito con fatica. E quando il pareggio sembra già un risultato incredibile, arriva l'ultimo colpo: al 90', Antonio Rüdiger firma il 4-3 con una conclusione acrobatica sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Tre gol in sette minuti. Dal possibile trionfo giallorosso alla sconfitta, dal sogno alla beffa. La particolarità è che tutte e tre le reti decisive nascono da situazioni di calcio d'angolo, con Arda Güler protagonista nell'ultimo passaggio.
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