(Adnkronos) - "Il problema delle liste d'attesa e della carenza di servizi sanitari è il risultato di anni di scelte strutturali che hanno ridotto progressivamente le risorse del sistema. Negli ultimi anni, infatti, sono stati tagliati posti letto, prestazioni e personale sanitario. Inoltre, c'è un blocco di spesa fermo dal 2008. Questo ha portato a una conseguenza diretta: abbiamo meno medici e infermieri, il Servizio sanitario nazionale è in grado di offrire meno servizi e quindi meno prestazioni ai cittadini. A questo si aggiunge il fatto che anche alcune attività fondamentali, come la prevenzione secondaria e terziaria, sono state ridotte. L'offerta sanitaria, quindi, non si è sviluppata, ma si è progressivamente ridotta". Lo ha detto Guido Quici, presidente nazionale del sindacato medici Cimo- Fesmed, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
Quici sottolinea anche che "molti medici lasciano il sistema non solo per motivi economici, ma anche per altre criticità: il difficile equilibrio tra vita privata e lavoro, il rischio di aggressioni nelle strutture sanitarie, l'alto livello di contenziosi legali e la scarsa autonomia nelle decisioni cliniche e organizzative da parte dei medici". Risultato: "Un sistema con meno personale, meno strutture e quindi meno capacità di rispondere alla domanda di salute. Questo contribuisce all'allungamento delle liste d'attesa". In questo contesto, conclude il leader sindacale, "la frustrazione dei cittadini spesso si scarica sui medici, che però si trovano in prima linea, ma non sono responsabili delle decisioni strategiche che dipendono invece dalle scelte politiche e organizzative del sistema sanitario".
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