(Adnkronos) - La tregua tra Stati Uniti e Iran è già a rischio dopo appena 24 ore. I nuovi raid israeliani in Libano, le divergenze sul programma nucleare iraniano e lo stallo sullo Stretto di Hormuz mettono a dura prova l’accordo appena raggiunto. Donald Trump e Teheran si accusano a distanza, mentre mancano ancora una versione condivisa del cessate il fuoco e un’intesa chiara sui dettagli.
Ad alimentare la tensione sono soprattutto gli attacchi israeliani contro il Libano. Per Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, si tratta della "violazione della prima clausola nel piano in 10 punti" elaborato da Teheran e definito "una base negoziale" da Donald Trump. "L'impegno per" estendere "la tregua in Libano è stato menzionato esplicitamente dal premier pakistano Shehbaz Sharif", dice Ghalibaf facendo riferimento al 'regista' dell'intesa. La distanza rispetto alla posizione americana è enorme: "Il Libano non è compreso nell'accordo", dice Trump cercando di disinnescare il caso in un contesto caratterizzato da dubbi e incertezze a 360 gradi.
Posizioni divergenti quando si parla del programma nucleare iraniano. Per Trump, il piano non mette in discussione il destino dell'uranio arricchito da Teheran: la Repubblica islamica non avrà mai armi nucleari, caso chiuso. "Quella rimane la linea rossa", chiosa Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca. Ghalibaf stigmatizza la "negazione del diritto dell'Iran all'arricchimento dell'uranio, previsto dal sesto punto del piano". Per il presidente del Parlamento - che lamenta anche l'ingresso di un drone nello spazio aereo iraniano - il Paese mantiene il controllo delle proprie risorse, anche quelle potenzialmente utilizzabili in ambito bellico.
Muro contro muro anche sullo Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio e diventato il detonatore che ha fatto esplodere i prezzi del greggio e dei carburanti in molti paesi, Italia compresa. Trump ha annunciato la tregua dal suo profilo Truth subordinando lo stop della guerra alla "completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz". Poco dopo, il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha affermato che "se gli attacchi contro l'Iran vengono fermati, le nostre potenti forze armate cesseranno le loro operazioni difensive".
Teheran minaccia di distruggere le navi che cercheranno di forzare il blocco. Lo Stretto, per i pasdaran, è chiuso. "Una posizione inaccettabile", dice la portavoce Leavitt. "Ci aspettiamo che lo Stretto venga aperto immediatamente, abbiamo visto un aumento dell'attività", aggiunge. E' uno dei casi in cui quello che viene detto pubblicamente differisce da ciò che viene detto privatamente". Si dice tutto e il contrario di tutto.
Il caos, evidenziano i media americani a cominciare dalla Cnn, dipende da una lacuna di base: non esisterebbe una versione condivisa dell'intesa. Il cessate il fuoco è stato concordato, ma i dettagli e il perimetro sono a dir poco sfumati. Non è solo questione di forma, si tratta di sostanza. Per entrambe le parti, una base negoziale è rappresentata dal documento in 10 punti elaborato dall'Iran. Anche in questo caso, però, non c'è uniformità. Quante versioni del piano esistono? "Gli iraniani inizialmente hanno presentato 10 punti inaccettabili, poco seri. Poi, hanno prodotto una versione più ragionevole, totalmente diversa", dice Leavitt.
"Numerosi accordi, elenchi e lettere vengono diffusi da persone che non hanno assolutamente nulla a che vedere con i negoziati tra Stati Uniti e Iran. In molti casi si tratta di veri e propri truffatori, ciarlatani e anche peggio. Verranno smascherati rapidamente una volta completata la nostra indagine federale", scrive il presidente degli Stati Uniti su Truth. "C'è solo un gruppo di 'punti' significativi che sono accettabili per gli Stati Uniti e ne discuteremo a porte chiuse durante i negoziati. Questi sono i punti su cui ci siamo accordati per un cessate il fuoco", afferma il presidente.
Per Ghalibaf, le colpe sono a stelle e strisce. "La profonda sfiducia storica verso gli Stati Uniti nasce dalle loro ripetute violazioni di ogni tipo di impegno, un modello che purtroppo si è ripetuto ancora una volta", sentenzia. "Ora le stessse basi di lavoro su cui negoziare sono state apertamente e chiaramente violate, ancora prima dell'inizio dei negoziati. In questa situazione un cessate il fuoco bilaterali o negoziati sono irragionevoli".
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