(Adnkronos) - L’insonnia negli anziani è un disturbo molto diffuso, spesso sottovalutato o considerato una conseguenza inevitabile dell’età. In realtà si tratta di una vera e propria condizione clinica che può compromettere il benessere quotidiano. Ne parla dettagliatamente Silvio Garattini nel volume “Invecchiare bene” (Edizioni Lswr) nel quale approfondisce le cause, i sintomi e suggerisce i rimedi per dormire meglio. Il problema si manifesta con difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte o un risveglio precoce al mattino, accompagnati dalla sensazione di non aver riposato a sufficienza. Ma per poter parlare di insonnia, questi sintomi devono essere presenti con una certa continuità e avere un impatto sulla vita diurna, influenzando energia, concentrazione e umore. Non è raro che molte persone anziane convivano con questo disturbo per anni prima di ricevere una diagnosi.
I sintomi dell’insonnia negli anziani non si limitano alla notte, ma si estendono anche alla giornata. Oltre alle difficoltà nel sonno, è frequente sperimentare stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione e una maggiore irritabilità. Il sonno diventa leggero e frammentato, e questo porta a una percezione costante di riposo insufficiente. Questa condizione può incidere profondamente sulla qualità della vita, rendendo più difficili anche le attività quotidiane e aumentando la sensazione di fragilità. Le cause dell’insonnia negli anziani sono spesso molteplici e intrecciate tra loro. Con l’avanzare dell’età, il ritmo sonno-veglia tende naturalmente a modificarsi, rendendo il sonno più leggero e meno continuo. Tuttavia, a questo si aggiungono fattori legati allo stile di vita e alla salute generale.
Abitudini come la scarsa attività fisica, il consumo di caffeina o alcol e la tendenza a dormire durante il giorno possono contribuire a peggiorare il problema. Allo stesso tempo, patologie croniche o disturbi psicologici come ansia e depressione possono favorire l’insorgenza o il mantenimento dell’insonnia. È proprio l’interazione tra questi elementi a rendere l’insonnia negli anziani un disturbo complesso, che richiede un approccio attento e personalizzato. Ma come intervenire? Oggi le evidenze scientifiche indicano come approccio di prima scelta la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, conosciuta come Cbt-I. Si tratta di un percorso che aiuta la persona a modificare comportamenti e pensieri che, nel tempo, hanno contribuito a mantenere il disturbo.
Spesso, infatti, chi soffre di insonnia tende a sviluppare strategie controproducenti, come rimanere a letto troppo a lungo o sforzarsi di dormire. A queste si aggiungono pensieri negativi e preoccupazioni legate al sonno che aumentano lo stato di attivazione mentale, rendendo ancora più difficile addormentarsi. La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia lavora proprio su questi aspetti, aiutando a ristabilire un rapporto più naturale con il sonno e migliorandone la qualità in modo duraturo. Accanto ai trattamenti specifici, adottare una corretta igiene del sonno è fondamentale per contrastare l’insonnia.
Ecco alcuni consigli pratici: 1)routine serale regolare. Creare un rituale rilassante prima di dormire aiuta il corpo a prepararsi al sonno. Attività come leggere, ascoltare musica o scrivere un diario possono favorire il rilassamento; 2) andare a letto solo quando si ha sonno. È importante evitare di restare a letto svegli a lungo. Il letto deve essere associato esclusivamente al sonno; 3) alzarsi se non si dorme. Se non si riesce a dormire, è meglio alzarsi e dedicarsi a un’attività rilassante fino al ritorno della sonnolenza; 4) mantenere orari regolari. Andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia; 5) evitare i sonnellini diurni. I pisolini durante il giorno possono compromettere il sonno notturno, soprattutto negli anziani con insonnia;
E ancora. 6) limitare il tempo a letto. Restare troppo a lungo a letto può peggiorare la qualità del sonno invece di migliorarla; 7) il ricorso ai farmaci per l’insonnia è ancora molto diffuso, ma richiede particolare attenzione. L’uso prolungato di farmaci ipnoinducenti può infatti comportare effetti collaterali importanti, come sonnolenza durante il giorno, difficoltà cognitive e un maggiore rischio di cadute. Per questo motivo, quando possibile, è preferibile orientarsi verso approcci non farmacologici, riservando i farmaci a situazioni specifiche e sotto stretto controllo medico.
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