(Adnkronos) - Salgono a 11 le persone arrestate in relazione al pestaggio che ha portato alla morte del militante nazionalista francese Quentin Deranque a Lione. Lo rende noto l'emittente Bfmtv citando fonti vicine all'inchiesta aperta dalla procura di Lione sulla morte dell'attivista 23enne.
Di queste, sei sono sospettate di aver preso parte all'aggressione, le altre tre, presenti al momento degli arresti, non lo sono al momento. Le due persone che sono state arrestate questa mattina sono, secondo le informazioni di Bfmtv, un uomo interrogato come sospettato nel caso e la sua compagna.
In un'intervista rilasciata a France Inter, la procura di Lione ha precisato che Jacques-Elie Favrot, assistente parlamentare del deputato de La France Insoumise (LFI) Raphaël Arnault, il cui nome è stato menzionato da alcuni testimoni, è tra gli arrestati nell'Isère. In stato di fermo, Favrot ha "cessato tutte le sue attività parlamentari", ha scritto Arnault su X, specificando di aver avviato lunedì "le procedure per la risoluzione del contratto".
Intervenendo questa mattina su France Info, la portavoce del governo francese Maud Bregeon ha esortato La France Insoumise a escludere, "almeno temporaneamente", il deputato della LFI Raphaël Arnault dal suo gruppo. "I responsabili politici devono esortare alla calma, alla pacificazione, alla non violenza", ha sottolineato a La Matinale su Tf1, la presidente dell'Assemblea Nazionale, Yael Braun Pivet. Jean-Luc Mélenchon "non pronuncia parole di pacificazione".
"L'uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente. La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all'estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni, è una ferita per l'intera Europa", ha intanto scritto sui suoi canali social la premier Giorgia Meloni.
"Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l'odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia", conclude Meloni.
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