Dai medici ai content creator: ecco le professioni che guadagnano di più e i settori in crescita
27/01/2026

(Adnkronos) - Nel 2025 il lavoro in libera professione ha premiato soprattutto sanità, competenze tecnico-specialistiche e intrattenimento digitale, con un forte protagonismo dei contenuti video. A dirlo è un’indagine della tech company Fiscozen, condotta su oltre 40mila Partite Iva, che fotografa i settori con i fatturati medi più alti e quelli in maggiore crescita. 

A guidare la classifica sono i medici specialisti e della diagnostica – tra cui cardiologi, psichiatri, pediatri, ginecologi e radiologi – con un fatturato medio annuo di 58.365 euro. Sul podio anche le attività di produzione cinematografica, video e programmi TV (40.822 euro) e gli elettricisti specializzati in impiantistica civile e industriale (40.062 euro). 

Subito fuori dal podio spiccano influencer marketing e content creator, che raggiungono un fatturato medio di 39.947 euro e segnano il +23% sul 2024, l’aumento più alto tra tutte le categorie analizzate. Seguono le attività di ingegneria (39.136 euro), dentisti e odontoiatri (38.242) e infermieri (37.470). 

Oltre ai creator, nel 2025 hanno registrato una crescita significativa anche gli operatori immobiliari per conto terzi (+17,6%), i formatori sportivi (+15,7%) e gli agenti assicurativi (+15%). Incrementi più contenuti, fino al 12%, per chi lavora nelle attività psicomotorie e nel settore della recitazione. In attesa dei dati ufficiali sulle nuove aperture dopo la riforma dei codici ATECO, l’analisi mostra che i nuovi codici più utilizzati riguardano consulenti imprenditoriali e gestionali, pubblicitari, psicologi e psicoterapeuti. 

"La Partita Iva non è più un’alternativa al posto fisso, ma una scelta consapevole", spiega Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen. "La crescita dei content creator accanto a professioni tradizionali come medici e ingegneri dimostra che oggi il mercato premia l’iper-specializzazione. In un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale, la libera professione rimette al centro l’individualità e il valore umano". 

 

Dai sondaggi emerge che un libero professionista su due sceglie la Partita Iva per avere maggiore libertà nella gestione di tempo, clienti e risorse. La Gen Z, in particolare, si avvicina alla libera professione perché cerca flessibilità, meritocrazia e un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro. 

Questa libertà, però, ha un costo. I liberi professionisti risultano tra i più esposti a stress, ansia, insonnia e burnout, a causa di incertezze economiche, pressione fiscale, carenza di tutele per malattia e maternità e difficoltà di accesso al credito. Le preoccupazioni principali restano guadagnare abbastanza, trovare nuovi clienti e gestire carichi di lavoro elevati. Nonostante tutto, l’83% si dichiara soddisfatto della propria scelta. 

 

Anche tra le Partite Iva persiste il divario di genere: gli uomini guadagnano in media il 18,3% in più delle donne, pari a circa 3.343 euro annui. Il gap cresce con l’età e raggiunge il 28,5% tra i 55 e i 65 anni. Le disparità maggiori si registrano nel manifatturiero, mentre l’istruzione è il settore più vicino alla parità. Nei servizi di alloggio e ristorazione, invece, le donne guadagnano mediamente più degli uomini (+26,2%). 

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